Vendemmia 2026, nel Piacentino uve sane nonostante il caldo record

Piacenza, 21 ottobre 2026 – Si è riunita nei giorni scorsi, nella sede di Confagricoltura Piacenza, la Sezione di prodotto Vitivinicola, presieduta da Stefano Pizzamiglio, alla presenza del presidente provinciale Umberto Gorra e del direttore Raffaello Rossi. Al centro dell’incontro il bilancio dell’annata: una vendemmia anticipata quasi ovunque dalle temperature eccezionali, che ha però consegnato uve sane e risultati nel complesso superiori alle attese.

In Val Tidone, la zona meno piovosa della provincia, la raccolta è partita a metà agosto, e per le basi spumante già nei primi giorni del mese. Davide Valla, viticoltore di Ziano Piacentino, ha tracciato un bilancio complessivamente positivo, considerato l’andamento dell’estate, pur segnalando acidità molto basse e la sofferenza dei vigneti giovani. Più a monte, Cristian Galvani (Alta Val Tidone) ha ricordato come la pioggia di Ferragosto abbia sbloccato la maturazione dell’Ortrugo; bene i Pinot, con rese elevate, più difficile la Bonarda.

In Val d’Arda il giudizio di Eugenio Gandolfi, di Vigolo Marchese, è positivo: quantità leggermente superiori allo scorso anno, acidità basse nei bianchi e gradazioni un po’ più alte nei rossi. «Le vigne vecchie hanno fatto miracoli», ha osservato, mentre i nuovi impianti hanno faticato. Tiziano Camorali, da Lugagnano Val d’Arda, dove le notti più fresche hanno aiutato ha commentato: «Per l’estate che è stata, sono soddisfatto: Sauvignon e Chardonnay raccolti dal 12 agosto, quantità di circa il 10% sotto un’annata normale ma buona qualità, con una Malvasia particolarmente riuscita nei vigneti storici». In Val Nure, ha riferito Pizzamiglio, a soffrire di più sono state le giovani piante di rimpiazzo, tenute in vita con irrigazioni di soccorso. Una riflessione tecnica è stata espressa da Vittorio Bertoli Merelli, delegato dei Giovani di Confagricoltura-ANGA: «in un’annata così siccitosa i vigneti lavorati hanno retto molto meglio di quelli inerbiti, che in alcuni casi hanno prodotto la metà».

Il caldo ha costretto molte aziende a vendemmiare solo nelle ore più fresche, rendendo ancora più acuto il problema della manodopera. Tra chi si affida a studenti e familiari e chi ricorre alle cooperative, cresce l’interesse per la raccolta meccanica, che secondo Camorali dà ottimi risultati se l’uva arriva in cantina rapidamente; sui costi, a fronte di circa 600 euro a ettaro con la macchina e 1.500 a mano. Il presidente Gorra, sul tema, ha richiamato alla prudenza: «Le cooperative vanno selezionate: è un appalto e va trattato come tale, non è un’integrazione di manodopera».

Sul fronte dei mercati, a un buon avvio d’anno sono seguiti la frenata di aprile e un calo dei consumi prolungato dall’estate torrida; da settembre si è avvertita una ripresa, mentre l’aumento dei costi di produzione ha spinto alcune aziende a ritoccare i listini. Soffrono soprattutto i rossi fermi, tengono bollicine e bianchi, in un quadro nazionale che contava circa 42 milioni di ettolitri in giacenza ancor prima della nuova vendemmia. Tra le prospettive emerse, le linee a bassa gradazione alcolica, nuovi mercati come l’India e la crescita della Malvasia.

«È stata un’annata che ha messo alla prova vigneti e viticoltori, ma che ha restituito uve sane e vini di buon livello — ha concluso Pizzamiglio —. Ora la sfida si sposta sul mercato: dobbiamo puntare sulla qualità e sull’identità dei nostri vitigni e accompagnare le aziende nell’organizzazione del lavoro e nell’innovazione in vigneto.»