Sulla grana del Grana report cerca la polemica, ma si può riflettere

Lucchini (Confagricoltura Piacenza): contrari all’impostazione scandalistica, le operazioni commerciali effettuate sono lecite, ma perché non valorizzare il nostro latte?

“Abbiamo visto con interesse l’indagine. Il servizio porta a fare alcune riflessioni di fondo, pur rimanendo scettici sull’impostazione scandalistica della trasmissione che abbiamo in passato già criticato” – così Alfredo Lucchini presidente della Sezione di prodotto Lattiero Casearia di Confagricoltura Piacenza sulla puntata della trasmissione Report mandata in onda sui Rai3 la sera del 3 gennaio sulla destinazione del latte importato e sulle nostre filiere di formaggi Dop. “Tra le righe della polemica, più cercata che trovata, semmai ci chiediamo se un servizio pubblico debba percorrere questi fini – riflette Lucchini – emerge un problema di tipo politico circa il reale compito del Consorzio di Tutela e il suo ruolo. Se c’è l’esigenza di importare latte estero per produrre similari, perché non utilizzare quello nazionale, oltretutto prodotto con i crismi per essere conferito alla filiera del Grana Dop? Se le Dop sono state istituite per tutelare i produttori di un determinato territorio – rincara l’allevatore piacentino che siede in Giunta di Confagricoltura Piacenza – perché oggi ci troviamo nella condizione di importare latte per realizzare un prodotto in concorrenza con la Dop, danneggiando doppiamente gli allevatori italiani?” Da un lato questi subiscono la concorrenza del latte estero e dall’altro si vedono addebitare i costi della cosiddetta “differenziata”.  Ricordiamo che i caseifici che sforano la propria quota di forme Dop assegnata dal Consorzio di tutela sono soggetti, per la produzione supplementare, ad una sorta di multa (la contribuzione differenziata). Confagricoltura Piacenza ha più volte cercato di spiegare questo complesso meccanismo per cui i caseifici producono più forme Dop di quelle inizialmente assegnate, pur pagando una penalità al Consorzio, perché le quotazioni del formaggio rendono comunque remunerativa anche la produzione extra quota, specie se realizzata con latte che viene pagato meno, ma con tutte le caratteristiche per confluire nella filiera Dop. “Il fiorente mercato dei similari evidenzia come ci sarebbero gli spazi per una targhettizzazione di prodotto – prosegue Lucchini – invece, importando il latte dall’estero si preferisce esporre i produttori di latte alla concorrenza, infilando il latte certificato per la Dop in un collo di bottiglia dove il formaggio ottiene comunque una quotazione vantaggiosa che però non va a vantaggio di tutto il latte prodotto con le caratteristiche certificate per la filiera, ma solo di una parte. Il Consorzio ha poi pensato, per chi siede in Consiglio, di limitare al 20%, rispetto al fatturato del Grana, la possibilità di commercializzare similari, salvo prevedere un ulteriore limite del 5%, di questo 20%, per i similari italiani. È un chiaro stimolo a importare similari dall’estero impedendone la produzione sul territorio nazionale con il latte italiano che si trova compresso in cerca di una destinazione”. Paletti produttivi discutibili nel metodo (perché danneggiano il latte nazionale senza risolvere il problema della concorrenza dei similari alla Dop) e anche nel merito: perché mai sarebbe giustificata tanta preoccupazione per i similari se la differenza con il prodotto Dop fosse davvero marcata come dovrebbe essere? “È chiaro che i trasformatori intervistati e il Consorzio medesimo operano nel pieno della legalità – precisa Lucchini – ma la Dop è nata per tutelare un territorio e i suoi produttori. I similari, specie quelli prodotti fuori dai nostri confini, o con latte estero, sfruttano la grande reputazione del prodotto originale e una tradizione, tramandata di generazione in generazione, frutto di lavoro e sacrifici di migliaia di famiglie di agricoltori della Pianura Padana, che oggi si vedono depauperati, per meri fini speculativi, di secoli di storia dell’agro-alimentare che appartiene a loro, ma di cui  non possono più esserne parte perché esclusi a causa delle politiche di contingentamento dell’offerta del formaggio. Oggi ci confrontiamo con trasformatori, membri del Consorzio, che vanno a compare latte estero quando c’è latte italiano disponibile per fare un prodotto similare alla Dop”.  Tutto questo è teso a rispondere ad un’esigenza del mercato di prodotti di fascia diversa rispetto a quella di punta.  “Ma perché fare la guerra ai similari, penalizzando oltretutto la piccola quota di quelli prodotti con latte italiano, quando con un’opportuna differenziazione si potrebbe valorizzare il latte che lo stesso Csqa certifica come idoneo alla filiera? Il Consorzio, di fronte a un’esigenza di mercato, continua a limitare la produzione Dop per mantenerne alto il valore, ma lo fa lasciando spazio a latte e formaggi esteri e quindi danneggiando proprio i produttori di latte italiani che per primi dovrebbe tutelare. Il fatto – conclude – è poi ulteriormente aggravato se si pensa che a deprimere il mercato nazionale sono proprio trasformatori che siedono in Consiglio al Consorzio di Tutela che fanno margini con similari importati”.

Ultima modifica: 17 Gennaio 2022