Pac 2023: deroghe a set-aside e alla rotazione obbligatoria

Franzini (Confagricoltura Piacenza): entro il 28 agosto in arrivo le indicazioni nazionali

Il 27 luglio è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea il Regolamento n. 2022/1317 con cui la Commissione Europea assegna agli Stati membri la possibilità di derogare le regole della nuova PAC – in vigore dal primo gennaio 2023 – relative alla finalità non produttiva dei terreni e alla rotazione obbligatoria annuale dei seminativi.  Gli stati membri possono dunque decidere per la sospensione della rotazione annuale obbligatoria dei seminativi prevista dalla nuova PAC 2023 – 2027 e prevedere la possibilità di coltivare i terreni lasciati a riposo, 4% della superficie per le aziende che hanno più di 10 ettari di SAU.

“Lo scopo – spiega Susanna Franzini, responsabile dei Servizi Tecnici di Confagricoltura Piacenza – è quello di aumentare le produzioni di cereali e semi oleosi e quindi a tutela della sicurezza alimentare, ma la deroga è limitata alla prossima campagna e, per quanto riguarda le superfici a riposo, sono escluse dalla coltivazione mais e soia, in quanto produzioni con destinazione zootecnica”.

Stando alle stime della Commissione, gli investimenti potranno aumentare di circa 1,5 milioni di ettari in ambito europeo. Secondo la Confagricoltura, l’incremento in Italia può essere valutato nell’ordine di 200 mila ettari.  Sul tema era intervenuto subito il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti apprezzando la deroga assunta nell’ottica di aumentare la produzione “Abbiamo sollecitato la decisione della Commissione – aveva sottolineato Giansanti – per facilitare le scelte colturali delle imprese in una situazione particolarmente critica dei mercati e segnata da aumenti record dei costi di produzione”.

Tuttavia, lo stesso presidente aveva evidenziato: “Il regolamento varato dall’Esecutivo UE stabilisce che sui terreni liberati dagli obblighi improduttivi non potranno essere coltivati a mais e soia in quanto – è stato indicato in una nota ufficiale – si tratta di produzioni “tipicamente utilizzate per l’alimentazione del bestiame. Un’esclusione assolutamente incomprensibile perché mais e soia sono destinati anche all’alimentazione umana e, nel caso della soia, l’Europa è largamente dipendente dalle importazioni dai Paesi terzi. Il fatto è che all’interno della Commissione prevale ormai un atteggiamento negativo ingiustificato nei confronti degli allevamenti”.

Una scelta richiesta e quindi attesa, anche se non condividiamo le limitazioni introdotte. In una fase storica segnata dall’incremento dei prezzi energetici e dei fertilizzanti, gli agricoltori potranno mettere a coltura almeno tre milioni di ettari aggiuntivi negli Stati membri dell’Unione Europea, di cui circa 200 mila solo in Italia, compensando la dipendenza dalle importazioni cerealicole per la copertura del fabbisogno interno, aumentata sensibilmente con il periodo di siccità in atto (circa il 30% delle produzioni nazionali).

“Gli Stati membri – ricorda Franzini – avevano un mese di tempo dalla pubblicazione per decidere sulla messa in opera delle deroghe. Siamo in attesa delle indicazioni operative a livello nazionale che dovrebbero essere rese note entro il 28 agosto. Si tratterebbe di derogare alle Buone condizioni agronomiche e ambientali BCAA 7 e 8.  Per quanto riguarda la coltivazione dei terreni non produttivi – precisa Franzini – è già determinato che la deroga possa avvenire sui terreni lasciati a riposo ma non su altri elementi non produttivi. Sono dunque escluse siepi, boschetti e altri elementi del paesaggio. Le imprese agricole hanno bisogno di flessibilità e di un quadro legale consolidato in vista delle prossime semine. Per questo Confagricoltura ha subito chiesto al ministero delle Politiche agricole di applicare le deroghe accordate dalla Commissione, certamente il periodo di incertezza che si è aperto con la fase elettorale non agevola l’operatività”.

Ultima modifica: 25 Agosto 2022