Piacenza, 3 settembre 2026 – Da oggi il Brasile non può più esportare nell’Unione europea una serie di prodotti agroalimentari di origine animale: bovini, equini, pollame, uova, prodotti dell’acquacoltura, miele e budella restano fuori dai confini comunitari in base al nuovo divieto disposto dalla Commissione UE.
Il provvedimento accoglie le segnalazioni arrivate da numerosi Stati membri e dalla stessa Confagricoltura, che da tempo denunciava la distanza tra le regole produttive brasiliane e quelle europee: negli allevamenti sudamericani l’impiego di antimicrobici e ormoni della crescita supera ampiamente i limiti consentiti in Europa, mentre le aziende del nostro territorio rispondono a norme rigorose su salubrità del prodotto finale, benessere animale, tracciabilità di filiera e trasparenza di ogni fase produttiva e di macellazione.
Il nodo resta quello della reciprocità: dall’entrata in vigore dell’accordo Mercosur, il 1° maggio scorso, si sono registrati diversi casi di importazioni brasiliane non conformi agli standard richiesti ai produttori europei, in un Paese che si conferma leader mondiale nella produzione di carne bovina.
A fare il punto sulla vicenda è Confagricoltura Piacenza, che accoglie la decisione come una notizia positiva per l’intero comparto zootecnico, per voce del vicepresidente Luca Segalini, che con il fratello conduce l’azienda Casa di Ferro a Rottofreno, realtà a vocazione zootecnica specializzata nell’allevamento di bovini da carne.
«A fronte di un mercato che da qualche tempo ha ripreso a mandare segnali incoraggianti per le produzioni nazionali – dichiara Segalini –, questo, per chi alleva bovini in Italia, è un riconoscimento importante.»
Nei primi sei mesi del 2026 il Brasile è stato l’unico tra i principali Paesi esportatori ad aumentare le vendite verso l’Unione europea, mentre gli altri “top exporter” hanno visto calare le proprie quote.
«Siamo soddisfatti che il sistema dei controlli abbia funzionato» – prosegue Segalini –, «perché ha reso evidente una disparità che i nostri allevatori denunciavano da tempo. Questa maggiore trasparenza aiuta a tutelare chi lavora rispettando regole severe.»
«Le nostre aziende sanno cosa significhi sostenere i costi di uno standard produttivo alto – conclude Segalini –. Vedere riconosciuto questo impegno, con regole applicate a tutti allo stesso modo, è quello che chiediamo da tempo per continuare a fare impresa in agricoltura.»
