Frane e dissesto idrogeologico: aperto il bando regionale per mettere in sicurezza terreni e fabbricati agricoli

 Piacenza, 4 novembre – Ventotto milioni di euro per prevenire i danni che frane e smottamenti possono causare ai terreni coltivati e agli immobili produttivi delle aziende agricole: è la dotazione dei due avvisi pubblici dell’intervento SRD06 – Azione 1 “Dissesto idrogeologico”, approvati dalla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna con la delibera n. 1813 del 27 ottobre 2026 nell’ambito del Complemento di programmazione per lo sviluppo rurale 2023-2027. Le risorse sono divise in parti uguali: 14 milioni per le imprese agricole e 14 milioni per gli enti pubblici. Se una delle due graduatorie risulterà interamente finanziata e avanzeranno fondi, questi potranno passare all’altra, purché bastino a coprire per intero almeno un progetto.

A fare il punto per gli imprenditori agricoli è Confagricoltura Piacenza per voce della responsabile dei Servizi tecnici, Susanna Franzini. «È un bando che guarda alla prevenzione — spiega Franzini — e che per il nostro Appennino ha un valore particolare: chi coltiva o alleva su versanti instabili può mettere in sicurezza il proprio potenziale produttivo prima che il danno si verifichi, con un contributo pari all’80% della spesa.»

Possono presentare domanda le imprese agricole singole o associate, escluse quelle che esercitano esclusivamente selvicoltura o acquacoltura, che intervengono a tutela del proprio potenziale produttivo. Prima di presentare la domanda, deve risultare validato il Piano colturale 2027 per tutte le particelle coinvolte nel progetto. Per potenziale produttivo si intendono gli immobili produttivi effettivamente in uso e i terreni in coltivazione.

Gli interventi devono riguardare prioritariamente le aree con frane attive o quiescenti individuate dalla Carta inventario delle frane della Regione Emilia-Romagna, che per le frane attive comprende una fascia di possibile evoluzione di 30 metri. Le opere possono ricadere in parte all’esterno di queste aree se la relazione tecnica ne dimostra l’efficacia. La cartografia è consultabile sul sito Agricoltura della Regione, nella pagina dedicata all’inventario dei fenomeni franosi.

La spesa ammissibile va da un minimo di 5.000 a un massimo di 250.000 euro per progetto: si possono presentare progetti di importo superiore, ma la spesa sarà ricondotta al tetto massimo. Il contributo copre l’80% dell’investimento ammissibile e non è cumulabile con altre fonti di finanziamento. Dopo la concessione è possibile chiedere un anticipo pari al 50% del contributo, garantito da fideiussione.

Sono finanziabili le sistemazioni idraulico-agrarie e le opere strutturali per ridurre il rischio di dissesto, come drenaggi profondi e consolidamento dei versanti, compresi i rimodellamenti morfologici utili alla loro stabilità; la messa in sicurezza della viabilità aziendale privata, quando ricade nell’area in dissesto in cui si trovano i fabbricati o i terreni da tutelare; i lavori strutturali per mantenere funzionanti fossi, canali e rii non demaniali; le opere di regimazione idraulico-forestale in acque non demaniali, realizzate prevalentemente con tecniche di ingegneria naturalistica, come briglie, traverse, muretti, palificate, gradonate e terrazzamenti; il drenaggio delle acque superficiali con canalizzazioni e pozzetti. Le spese generali per progettazione, indagini geognostiche, direzione lavori e collaudo sono riconosciute fino al 10% dell’importo dei lavori.

«Il bando non paga il ripristino di danni già subiti — sottolinea Franzini — e i lavori possono partire solo dopo la presentazione della domanda. Inoltre le opere devono essere eseguite da imprese, perché quelle realizzate direttamente dall’agricoltore in amministrazione diretta non sono ammesse.» Restano esclusi anche la realizzazione o la manutenzione straordinaria di pozzi, gli invasi a uso irriguo, la manutenzione degli scoli superficiali già prevista dalla condizionalità, la manutenzione straordinaria della viabilità al di fuori del caso indicato, gli investimenti che non tutelano il potenziale produttivo aziendale e l’Iva.

Le domande saranno ordinate in graduatoria su un punteggio massimo di 100 punti. Per essere ammessi servono almeno 32 punti, di cui almeno 20 legati alla localizzazione in area a elevato rischio idrogeologico: 37 punti per le frane attive, 20 per quelle quiescenti. Altri punti premiano i progetti in zona svantaggiata (5) o in area interna (1), le aziende condotte da giovani (3) o da donne (3), le imprese biologiche (5) o certificate SQNPI 2025 (2). Il peso maggiore, fino a 46 punti, va all’entità del potenziale produttivo protetto: per gli immobili, fino a 20 punti, conta la superficie di ricoveri zootecnici, fienili, serre fisse e locali di lavorazione e trasformazione (1 punto ogni 10 metri quadrati) e di ricoveri macchine e magazzini (mezzo punto ogni 10 metri quadrati), con una dichiarazione sostitutiva che ne attesti l’effettivo utilizzo; le colture frutticole permanenti, gli oliveti, i vigneti e i vivai valgono fino a 16 punti, i seminativi e le superfici foraggere e pascolive legate all’allevamento fino a 10. A parità di punteggio è favorito il progetto con la spesa ammissibile più bassa.

Le domande vanno presentate sul Sistema informativo Agrea (SIAG), dall’apertura del modulo che sarà comunicata sul sito regionale, entro il termine perentorio delle ore 13 del 26 febbraio 2027. Alla domanda va allegato, pena l’inammissibilità, il progetto di intervento completo.

Dalla comunicazione della concessione ci sono 12 mesi per concludere i lavori e presentare la domanda di pagamento. Sono ammesse fino a due varianti e una sola proroga, di massimo sei mesi, a condizione di aver chiesto l’anticipo. Il secondo avviso, da 14 milioni, è riservato agli enti pubblici e agli enti pubblici economici, per interventi che tutelino il potenziale produttivo di almeno due aziende agricole sullo stesso versante di frana. In questo caso il contributo copre il 100% della spesa ammissibile e la scadenza è la stessa.

«La scadenza di fine febbraio sembra lontana — conclude Franzini — ma non lo è: tra sopralluoghi, indagini geologiche, progetto esecutivo, preventivi e richieste di autorizzazione servono settimane di lavoro. Chi ha un versante in movimento vicino ai propri campi o fabbricati verifichi subito sulla Carta inventario se l’area è classificata e si attivi per validare il Piano colturale 2027. I Servizi tecnici di Confagricoltura Piacenza sono a disposizione degli associati per valutare la fattibilità dei progetti e accompagnarli fino alla presentazione della domanda.»