Fotovoltaico: scatta l’obbligo di teledistacco entro il 2027

Piacenza, 05 ottobre – Entro la primavera del 2027 gli impianti fotovoltaici ed eolici con potenza compresa tra 100 e 999 kW dovranno permettere al gestore di rete di ridurre o interrompere da remoto la produzione, a tutela della sicurezza del sistema elettrico nazionale. Lo stabiliscono le delibere 385/2025 e 564/2025 dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), maturate dopo il blackout che nella primavera del 2025 ha colpito la Spagna. È un obbligo che interessa direttamente le aziende agricole titolari di impianti, e su questo Confagricoltura Piacenza richiama l’attenzione dei propri associati.

L’adeguamento prevede l’installazione del Controllore Centrale d’Impianto (CCI), o di un sistema equivalente conforme alla norma CEI 0-16. Va poi attivata la funzionalità PF2, che consente al distributore di ridurre la potenza immessa in rete attraverso la procedura RIGEDI, su ordine trasmesso da Terna. L’obbligo vale sia per gli impianti già connessi sia per quelli in fase di allacciamento. Installazione, manutenzione e relativi costi sono interamente a carico del produttore. Al distributore spetta informare i titolari e mettere a disposizione il modulo per la comunicazione di adeguamento.

Le scadenze variano in base alla potenza. Gli impianti tra 500 e 999 kW devono completare l’adeguamento entro il 28 febbraio 2027. Quelli tra 100 e 499 kW, per i quali è prevista una modalità di installazione semplificata, hanno tempo fino al 31 marzo 2027. I nuovi impianti devono invece essere adeguati prima dell’entrata in esercizio, dandone comunicazione al distributore prima dell’attivazione della connessione.

«Il primo passo — spiega Roberta Bettuzzi, responsabile dell’Ufficio investimenti di Confagricoltura Piacenza — è verificare subito con il proprio fornitore o installatore lo stato dell’impianto. Molti inverter installati prima del 2013 non sono pilotabili da remoto e vanno sostituiti. In questi casi l’intervento diventa molto più impegnativo sul piano economico e richiede tempi che è bene mettere in conto fin da ora.»

Per gli impianti tra 100 e 499 kW è previsto un contributo forfettario. Si parte da un valore base di 7.500 euro, che diminuisce in base alla data di invio della comunicazione di avvenuto adeguamento:

  • entro il 31 dicembre 2026 l’importo è pieno, pari a 7.500 euro;
  • tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2027 scende a 6.000 euro;
  • tra il 1° aprile e il 30 giugno 2027 scende a 3.000 euro;
  • dopo il 30 giugno 2027 il contributo si azzera.

Ricevuta la comunicazione, il distributore ha due mesi per le verifiche, da remoto ed eventualmente con sopralluoghi a campione. Se l’esito è positivo, eroga il contributo entro il mese successivo. Se invece emergono criticità, il produttore deve risolverle e inviare una nuova comunicazione, e sarà la data di quest’ultima a contare per il calcolo dell’importo.

«Alla comunicazione — sottolinea Bettuzzi — vanno allegati il nuovo regolamento di esercizio firmato e la dichiarazione di conformità all’Allegato A.72 e alla norma CEI 0-16. La dichiarazione deve essere resa da un tecnico abilitato che non sia dipendente del produttore. Una pratica incompleta o una criticità rilevata in fase di verifica fanno slittare i tempi e quindi riducono il contributo. Il rischio più serio riguarda però chi non si adegua: il GSE sospende l’erogazione degli incentivi collegati all’impianto ed è prevista anche la disconnessione dalla rete.»

Già nell’ottobre 2025 Confagricoltura aveva chiesto ad ARERA di rivedere la delibera 385/2025, evidenziando le responsabilità e i costi molto elevati che ricadono sulle imprese agricole.

«Il mondo investe nelle rinnovabili — conclude il presidente di Confagricoltura Piacenza Umberto Gorra —. Le aziende hanno realizzato impianti fotovoltaici per abbattere i costi di produzione attraverso l’autoconsumo e per diversificare il reddito. Oggi a queste stesse aziende si chiede un adeguamento che è un onere pesante, soprattutto per gli impianti più vecchi, dove la sostituzione degli inverter moltiplica la spesa. È una difficoltà che Confagricoltura aveva segnalato per tempo, chiedendo un contributo più consistente. La sicurezza della rete è un obiettivo che condividiamo, ma non può gravare in larga parte su chi ha investito nella transizione energetica.»