Crisi idrica, Confagricoltura Piacenza: bene la nuova intesa sul Brugneto, ora serve flessibilità anche sui pozzi irrigui

Piacenza, 10 agosto – Confagricoltura Piacenza fa il punto su una stagione irrigua tra le più complesse degli ultimi anni. Le dighe di Mignano e Molato, che alimentano rispettivamente la Val d’Arda e la Val Tidone, sono scese ai minimi della capacità, mentre le portate del Po misurate a Piacenza, al 6 agosto, indicano 177 metri cubi al secondo, ben al di sotto della norma stagionale con una severità idrica dichiarata di livello “alto”.

Di fronte a questo scenario, le imprese agricole piacentine stanno rispondendo con gli strumenti della programmazione: turnazioni irrigue più rigorose, tecnologie di precisione, un dialogo costante con il Consorzio di Bonifica. “Il 2026 ci consegna un’estate difficile, ma anche la conferma che le nostre imprese sanno programmare pure quando le condizioni non aiutano”, commenta il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra.

Alla pianificazione aziendale se n’è affiancata una di territorio. Confagricoltura Emilia-Romagna ha chiesto e ottenuto dalla Regione un supplemento di gasolio agricolo agevolato destinato alle irrigazioni di soccorso, con procedura semplificata e libretti a emissione diretta. Sul fronte delle acque sotterranee, Confagricoltura Piacenza ha invece chiesto, per il tramite di Confagricoltura Emilia-Romagna, che Regione e Arpae introducano una procedura accelerata per la variante alle concessioni dei pozzi irrigui nelle situazioni di crisi idrica dichiarata. Per le acque superficiali esiste già la deroga temporanea al Deflusso Minimo Vitale; per i pozzi, invece, l’unico strumento resta la variante sostanziale alla concessione, con tempi ordinari di 60 o 150 giorni, incompatibili con un fabbisogno che si manifesta nel pieno della campagna irrigua.

“Chiediamo una procedura prioritaria per le istanze relative a pozzi già in esercizio, attivabile in presenza di uno stato di crisi idrica dichiarato e nel medio periodo, una maggiore flessibilità quantitativa anche fuori dall’emergenza, sul modello già adottato da altre Regioni come la Puglia”, spiega Gorra. “Siamo consapevoli che la gestione della risorsa sotterranea richiede particolare cautela, anche per i fenomeni di subsidenza che interessano parte del nostro territorio: per questo una procedura accelerata, ancorata a criteri tecnici definiti da Arpae, resta la soluzione più equilibrata tra tutela della falda ed esigenze delle imprese”.

La situazione è talmente complessa che il fondo Agricat ha previsto la possibilità di presentare domanda di rimborso dei danni da siccità per le aziende che possono dimostrare di avere un danno superiore al 20% della loro PLV associabile al problema.

Anche su questo fronte Confagricoltura Piacenza è al fianco delle aziende: gli associati che ritengono di avere danni significativi da siccità sono invitati a segnalarlo agli uffici tecnici sul territorio, così che questi possano presentare l’istanza mediante la procedura prevista dal Caa.

Parlare di gestione della risorsa idrica a Piacenza significa inevitabilmente fare riferimento agli stoccaggi più importanti, alle opere infrastrutturali realizzate e a quelle che ancora mancano: significa monitorare le nostre dighe. Il 28 luglio le Regioni Liguria ed Emilia-Romagna, insieme alle Autorità di bacino del fiume Po e dell’Appennino settentrionale, hanno approvato il testo dell’Accordo di Programma che ridefinisce la gestione dell’invaso del Brugneto a servizio di Genova e della Val Trebbia: il rilascio garantito alla Val Trebbia nella stagione irrigua, dal 15 maggio al 15 settembre, sale da 2,5 a 4 milioni di metri cubi, con un’ulteriore quota variabile definita ogni anno sul fabbisogno certificato. A vigilare sull’applicazione dell’intesa sarà un Osservatorio permanente, chiamato a fornire entro il 30 aprile di ogni anno una valutazione delle risorse disponibili per la stagione successiva.

“Abbiamo seguito il percorso che ha portato a questo risultato, anche nell’incontro del 27 luglio al Consorzio di Bonifica. Quello che va riconosciuto è il metodo: politica piacentina, Regione e istituzioni tecniche hanno lavorato nella stessa direzione, senza divisioni strumentali, tenendo ferma la richiesta del territorio, senza mai mettere in discussione le legittime esigenze idropotabili di Genova. È un esempio di coerenza istituzionale che vorremmo diventasse la norma anche su altri dossier aperti, dalle infrastrutture di accumulo alla revisione delle regole sulle acque superficiali e sotterranee. Restano margini di attenzione e la stagione non è affatto chiusa: ma avere una cornice di regole certe, anziché rincorrere l’emergenza anno dopo anno, è un cambio di passo che va riconosciuto. Annate come questa – conclude il presidente Umberto Gorra – rendono ulteriormente evidente la necessità e l’importanza strategica delle grandi infrastrutture come le dighe”.