Piacenza, 11 maggio 2026 – Confagricoltura Piacenza ha preso parte a Milano a “L’Agricoltura, il Futuro”, la tre giorni promossa da Confagricoltura in collaborazione con l’Università Bocconi per la costruzione del Manifesto dell’Agricoltura del Futuro, il documento programmatico chiamato a delineare le direttrici del settore primario da qui al 2050.
All’appuntamento hanno partecipato, per Confagricoltura Piacenza, il presidente Umberto Gorra, il vicepresidente Luca Segalini, la componente del Consiglio Giovanna Parmigiani, il direttore Raffaello Rossi, il vicedirettore Elena Gherardi, il vicepresidente Anga Piacenza Edoardo Libè e il consigliere Anga Piacenza Riccardo Merli.
Dopo i tavoli di confronto tra Confagricoltura e Università Bocconi, la parte pubblica dell’evento ha visto la presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Gilberto Pichetto Fratin e Francesco Lollobrigida, del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, oltre ai contributi dei ministri Matteo Piantedosi e Antonio Tajani. Tra i momenti di maggiore rilievo anche il dialogo tra il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, generale Carmine Masiello, e Mario Calabresi, dedicato agli scenari internazionali, alla sicurezza e al ruolo strategico delle infrastrutture produttive e alimentari.
“Da Milano arriva un messaggio molto chiaro: l’agricoltura non può più essere considerata un settore marginale o residuale. È una componente strategica della sicurezza nazionale, della stabilità economica e della competitività dell’Europa”, sottolinea il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra.
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la centralità del comparto agricolo, affermando che “l’agricoltura italiana è tornata protagonista” e ringraziando imprenditori e lavoratori agricoli per il ruolo svolto in questi anni. Un passaggio accolto con particolare attenzione da Confagricoltura Piacenza, che da tempo richiama la necessità di politiche capaci di accompagnare le imprese, non di appesantirle.
Il confronto con il generale Carmine Masiello ha invece posto l’attenzione sul legame sempre più stretto tra stabilità geopolitica, approvvigionamenti e capacità produttiva. Nel dialogo con Mario Calabresi è emerso come, negli scenari internazionali contemporanei, il controllo delle infrastrutture logistiche e alimentari rappresenti un elemento strategico tanto quanto l’energia o le materie prime. Centrale anche il richiamo alla necessità di “fare sistema” e di rafforzare la consapevolezza pubblica rispetto alle nuove vulnerabilità economiche e produttive.
“Quando parliamo di sicurezza alimentare – rileva Gorra – non parliamo di un concetto astratto. Parliamo della capacità delle imprese agricole di produrre, investire, innovare e garantire continuità. Senza imprese solide non c’è sicurezza alimentare, non c’è presidio del territorio e non c’è futuro per le filiere”.
La giornata conclusiva, a Palazzo Mezzanotte, si è chiusa con l’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha richiamato la necessità di riportare l’agricoltura al centro delle politiche europee e nazionali, con meno burocrazia e più strumenti per rafforzare il sistema produttivo.
“Abbiamo bisogno di regole più semplici, di reciprocità negli scambi, di investimenti in innovazione e di una visione che riconosca il valore reale dell’agricoltura”, aggiunge Gorra. “Le nostre aziende competono ogni giorno sui mercati, ma devono poterlo fare ad armi pari, senza subire distorsioni o vincoli che altri Paesi non hanno”.
Per Confagricoltura Piacenza, la partecipazione all’evento ha rappresentato un momento di lavoro e confronto all’interno del sistema confederale nazionale, portando il punto di vista delle imprese agricole del territorio piacentino in una sede in cui si discutono le scelte strategiche dei prossimi decenni.
“Il contributo del nostro territorio – conclude Gorra – è quello di un’agricoltura produttiva, organizzata, capace di innovare e di sostenere filiere fondamentali per l’economia che tuttavia oggi si confronta con una serie di difficoltà. Il Manifesto dovrà tradurre questa consapevolezza in indirizzi concreti: meno ideologia, più impresa, più ricerca, più capacità di costruire futuro”.
