C’è la guerra: chiudiamo gli allevamenti

Gasparini (Confagricoltura Piacenza): il Consiglio comunale di Piacenza vive in una dimensione parallela

Piacenza dichiara lo stato di emergenza climatica. Tre ore di dibattito in consiglio.

“Costernati: è la prima sensazione di fronte ad una classe politica locale che ricorda l’orchestrina del Titanic. C’è una guerra a poche ore da qui. L’Europa è sotto scacco internazionale sul fronte delle risorse naturali: delle 30 materie prime critiche incluse nella lista stilata dalla Commissione Ue come elementi strategici per la crescita dell’economia, solo il 20% viene fornito da Paesi membri. L’Italia è fortemente deficitaria di derrate alimentari. Mentre la politica vera dovrebbe ancorarsi al proprio settore primario per assicurare le scorte e Draghi valuta di riaprire le centrali a carbone, nel consiglio comunale cittadino, sulla spinta di una petizione del movimento “Fridays for future”, ci si dedica all’emergenza climatica. C’è un completo scollo tra la realtà e il pensiero di chi discute delle priorità, anche di quelle locali”. Questa la durissima reazione di Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza alla notizia.  Gasparini non manca l’occasione di ribattere all’appello della Consigliera Lorella Cappucciati (Lega) che nella riunione ha dichiarato: “Porto in aula la voce di mia figlia, un’ecologista convinta, che fa un appello per la chiusura degli allevamenti intensivi, fonte di inquinamento nel pianeta”.

“Ai ragazzi – risponde Gasparini – va data la possibilità di sviluppare le proprie opinioni fornendoli al contempo di tutti gli strumenti conoscitivi necessari perché abbiano una visione reale delle cose che consenta l’elaborazione di un pensiero critico. Prima di chiedere la chiusura degli allevamenti, vengano nelle aziende a vedere come sono le stalle moderne e come vivono gli animali per davvero. Studino le ricerche scientifiche, non i questionari ai consumatori, che misurano i reali impatti delle diverse forme di allevamento in proporzione ai beni prodotti. Gli allevamenti moderni sono meno impattanti di quattro vacche al pascolo che allietano gli occhi del turista nelle due settimane di ferie, il quale, però, per avere il frigo pieno nelle rimanenti 50 settimane dell’anno, va al supermercato dove trova il nostro latte e la nostra carne allo stesso prezzo degli anni ’80”.

E tornando alla cronaca Gasparini prosegue: “questo è un momento drammatico in cui dovremmo parlare di sovranismo alimentare, come già stanno facendo alcuni Paesi europei come la Francia. A un chilometro da palazzo Mercanti abbiamo degli eroi in campagna che oggi, come nella pandemia, lavorano per garantire l’approvvigionamento, nonostante tutto e nonostante che oggi comprare l’urea per fertilizzare i campi, con i rincari fuori controllo, equivalga a pagare un ulteriore affitto per coltivare il proprio fondo. Invece di sostegno e gratitudine c’è chi si permette di spararci contro. È vergognoso. I politici non si stanno dimostrando all’altezza degli operatori economici – conclude amaramente Gasparini – rileviamo una schizofrenia trasversale ai partititi sulle questioni fondamentali. Il dibattito, completamente fuori fuoco rispetto alle priorità, non può che essere frutto di un’impreparazione filosofica sui grandi temi della vita”.

Ultima modifica: 4 Marzo 2022