Caporalato e lavoro nero, il sociologo Palmisano ne ha parlato alla Rondanina

Piacenza, 30 settembre – Una cornice suggestiva ha accolto venerdì sera 18 settembre l’appuntamento di A Cena con la Scienza 2026, il ciclo di incontri, organizzato da Confagricoltura Piacenza e Agriturist, coordinato dall’agronomo Michele Lodigiani. L’agriturismo La Rondanina, a Castelnuovo Fogliani di Alseno, ha ospitato una serata di confronto su un tema che riguarda anche il mondo agricolo, quello del caporalato e del lavoro nero.

Ad aprire l’incontro è stato lo stesso Lodigiani, che nel presentare l’ospite ha voluto sottolineare il valore di chi, da anni, denuncia pubblicamente questi fenomeni anche in territori, come alcune zone della Puglia, dove farlo comporta un rischio personale non trascurabile: «Grazie anche per il tuo coraggio, perché ci vuole» – le parole rivolte a Leonardo Palmisano, sociologo, scrittore ed esperto di caporalato.

Nella sua relazione Palmisano ha condiviso i risultati di oltre dieci anni di inchieste sul campo, raccontando come il caporalato si sia trasformato da fenomeno di piazza in un vero e proprio sistema, capace di adattarsi rapidamente anche alle nuove tecnologie: dalle app di messaggistica usate per reclutare e controllare i lavoratori, fino ad algoritmi di tracciamento che sostituiscono il contatto fisico un tempo necessario tra caporale e bracciante. Partendo dalla vicenda di Ivan Sagnet e dalla baraccopoli di Nardò, che portò al primo processo per riduzione in schiavitù nel settore agricolo, Palmisano ha ricostruito l’evoluzione del fenomeno fino a Borgo Mezzanone, oggi la più grande baraccopoli di braccianti d’Europa e ai casi di Satnam Singh e Paola Clemente. Il sociologo ha inoltre evidenziato come la pressione sui prezzi esercitata dalla grande distribuzione organizzata spinga talvolta le imprese a delegare il reclutamento della manodopera a soggetti terzi, alimentando quella zona grigia in cui datori di lavoro onesti rischiano di scivolare per necessità più che per scelta, un’area distinta, ha precisato, dallo sfruttamento criminale vero e proprio, che va sempre chiaramente riconosciuto come tale. Un passaggio della serata, sollecitato anche dal confronto con il pubblico, ha riguardato la percezione pubblica del fenomeno: Palmisano ha osservato come il lavoro nero sia oggi diffuso, spesso con condizioni ancora più dure, in altri settori – dalla logistica ai servizi, fino alle piattaforme digitali – e come l’agricoltura finisca per pagare il prezzo di una narrazione sbilanciata, in assenza di un’adeguata controinformazione positiva capace di raccontare, accanto ai casi di sfruttamento denunciati, anche la realtà delle imprese sane che costituiscono la stragrande maggioranza del settore. Tra le proposte emerse anche il rafforzamento degli strumenti normativi già esistenti e lo sviluppo di soluzioni di welfare aziendale – dagli orari degli asili nido al trasporto per i figli dei lavoratori – capaci di coniugare dignità del lavoro e qualità del prodotto.

Alla serata ha preso parte anche il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra, intervenuto in conclusione dell’incontro. «Da un lato le aziende devono stare sempre più attente a non cadere in zone grigie, spinte dalla necessità di manodopera — ha condiviso Gorra —; dall’altro vanno pensate modalità di impiego meno macchinose e meno costose, che possano davvero essere utili a lavoratori e imprese per agevolare le assunzioni.» Gorra ha voluto restituire anche la fotografia del territorio piacentino: «Il nostro è comunque un tessuto socio-economico sostanzialmente sano, dove le istituzioni riescono a intervenire bloccando eventuali derive.» Il presidente ha infine richiamato l’attenzione sul ruolo del mercato: «Contratti regolari e sicurezza sul lavoro vanno inderogabilmente applicati, ma questo deve diventare un elemento riconosciuto nel valore del prodotto: un costo che anche il mercato deve essere disposto a condividere. Il lavoro irregolare, tagliando illegalmente i costi legati alla manodopera, si configura infatti anche come una forma di concorrenza sleale, di cui fanno le spese proprio le aziende sane e oneste.»

Al termine della relazione il confronto è proseguito informalmente a tavola, tra i piatti dell’ottima cucina dell’agriturismo La Rondanina, in un clima conviviale che ha permesso di approfondire ulteriormente i temi sollevati durante la serata.

(qui il link alla registrazione della relazione: https://youtu.be/6Cf_i7joteE?si=rPeOw1KaDv27rwcX).

 

A Cena con la Scienza dà appuntamento il prossimo 2 ottobre a Cascina Pizzavacca (Soarza di Villanova) dove interverrà il medico legale Cristina Cattaneo che, con la relazione “Crimini e Farfalle”, affronterà il tema dei misteri svelati grazie alla conoscenza delle scienze naturali.