Riportiamo di seguito l’intervento del presidente di Confagricoltura Parma, Roberto Gelfi, pubblicato sulle pagine della Gazzetta di Parma del 7 luglio 2026:
“Senza il necessario apporto idrico un ettaro di terreno, in Italia, produce circa il 30% in meno. Ci sono colture come il pomodoro da industria che senz’acqua non possono stare. Negli ultimi 20 anni la siccità ha provocato danni all’agricoltura italiana per oltre 15 miliardi di euro, di cui il 50% concentrato in 4 regioni, fra le quali l’Emilia-Romagna”.
Gelfi precisa che “quando si parla di acqua in agricoltura è errato dire “consumo idrico”, dobbiamo invece ragionare in termini di utilizzo, in quanto quello che non traspira dalle piante, per le loro necessità fisiologiche, rimane nei suoli, partecipando a ricostituire i livelli idrici delle falde sottostanti i terreni coltivati”.
Tra gli interventi urgenti Confagricoltura auspica “deroghe al deflusso minimo vitale dei fiumi per consentire un maggiore prelievo di acqua” e l’individuazione di “idonee coperture finanziare, anche con credito di imposta, per riconoscere alle imprese agricole i maggiori costi energetici o gestionali sostenuti a causa della siccità (gasolio, energia elettrica, personale…)”.
Sul medio-lungo periodo Confagricoltura chiede “la realizzazione di laghetti, bacini di captazione e invasi (in primis la diga di Vetto) ad uso plurimo per trattenere acqua da usare nei momenti di siccità (oggi, solo l’11% delle acque piovane viene trattenuto), oltre a garantire maggiore protezione alla collettività in caso di precipitazioni anomale, purtroppo sempre più frequenti. La crisi idrica è un problema di lungo corso che richiede provvedimenti strutturali. Per aumentare l’efficienza irrigua, gli agricoltori da anni usano sistemi d’irrigazione intelligente, a bassi volumi, utilizzando micro-irrigazione sottochioma e sub-irrigazione e programmando gli interventi con l’ausilio di mappe satellitari e sensoristica sui terreni. Inoltre si persegue il miglioramento genetico delle specie coltivare, grazie anche alle TEA, con piante sempre più resistenti alle condizioni siccitose.
C’è da lavorare, infine, sul rinnovo delle infrastrutture esistenti: la rete distributiva, infatti, registra perdite medie di circa 30%”.
