L’Agricoltura del Futuro, presentato da Confagricoltura il Manifesto del settore primario

“In questi due giorni abbiamo scelto di compiere un esercizio non ordinario, non ci siamo limitati a discutere le criticità del presente o a ragionare sulle emergenze quotidiane che il settore agricolo si trova ad affrontare. Abbiamo provato, invece, a fare qualcosa di più complesso e più ambizioso: costruire una visione di lungo periodo per l’agricoltura italiana ed europea”.

Con queste parole il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha commentato la tre giorni di lavori, organizzata a Milano, insieme all’Università Bocconi, che ha portato alla presentazione del Manifesto del settore primario da qui al 2050.

Un evento molto partecipato, con centinaia di imprenditori agricoli e delegati da tutta Italia e la presenza dei principali stakeholder del mondo economico e politico: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri Gilberto Pichetto Fratin, Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, e i contributi dei ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, e del rettore della Bocconi Francesco Billari.

“Siete i primi custodi dell’ambiente – ha dichiarato il presidente Meloni, rivolgendosi alla platea -. Rifiuto il racconto surreale degli agricoltori come nemici o avversari della natura. Non è possibile proteggere l’ambiente senza l’azione, responsabile, dell’uomo”. Meloni ha parlato dell’agricoltura come di un settore fondamentale per “la nostra vita, la nostra identità, la nostra economia e per la nostra sicurezza”.

Presenti anche il presidente di Confagricoltura Parma, Roberto Gelfi, il direttore Eugenio Zedda, il presidente di Anpa Parma, Vittorio Brianti e il socio e presidente della FNP Biologica di Confagricoltura, Gianmaria Cunial.

Dal confronto è emerso come l’agricoltura non possa più essere un settore marginale delle politiche europee, deve diventare una delle grandi questioni strategiche su cui si giocheranno sicurezza, competitività e stabilità dell’Europa nei prossimi decenni. Per questo servono governance più moderne, regole più armonizzate, maggiore capacità di coordinamento europeo e una pubblica amministrazione capace di accompagnare, e non rallentare, la competitività delle imprese agricole.

Il settore primario italiano del 2050 dovrà essere più competitivo, più tecnologico, più sostenibile, più attrattivo, più manageriale, più integrato nelle grandi strategie economiche e geopolitiche europee.