È stato sottoscritto – lo scorso 27 marzo – l’accordo quadro per il pomodoro da industria del Nord Italia, al termine di una trattativa complessa che consente di avviare la campagna 2026, ma che presenta condizioni giudicate non soddisfacenti dalla componente agricola. L’intesa definisce un prezzo di riferimento pari a 137 euro a tonnellata, prezzo comprensivo di servizi e di premialità legate ai tempi di raccolta, e introduce una revisione delle tabelle qualitative che risulta peggiorativa per i produttori.
Elementi che si inseriscono in un contesto già caratterizzato da costi di produzione elevati e da margini sempre più compressi per le imprese agricole. La chiusura dell’accordo si è resa necessaria per garantire una mappatura chiara delle superfici e consen- tire la programmazione delle attività di trapianto e raccolta. Tuttavia il risultato riflette un equilibrio contrattuale non favorevole alla parte agricola, anche alla luce della pressione produttiva che si è determinata nelle fasi precedenti alla trattativa.
Nelle intenzioni, infatti, le difficoltà registrate in altri comparti hanno alimentato una previsione di incremento delle superfici investite a pomodoro da industria, elemento che ha inciso sul confronto negoziale, rafforzando la posizione della parte industriale. A ciò si è aggiunta una fase iniziale caratterizzata da un coordinamento non adeguato tra le organizzazioni di produttori, che non sono riuscite a orientare in modo efficace le scelte degli agricoltori.
“L’accordo raggiunto non soddisfa le imprese agricole né sul piano del prezzo né su quello delle condizioni qualitative – commenta il presidente di Confagricoltura Parma, Roberto Gelfi –. Ci troviamo di fronte a un risultato che risente di una pressione produttiva costruita anche sulle difficoltà di altri comparti e frutto di una fase iniziale in cui è mancato un adeguato coordinamento della parte agricola. In queste condizioni, questo era verosimilmente il punto di caduta possibile, ma resta un esito che evidenzia una debolezza della nostra capacità di incidere nella trattativa. La sottoscrizione dell’accordo – prosegue Gelfi – era comunque necessaria per garantire l’avvio della campagna e consentire alle imprese di valutare come programmare al meglio le attività. Ora è indispensabile che, nella fase operativa, si recuperi un coordinamento effettivo tra tutti i soggetti della filiera, a partire dalle organizzazioni di produttori”.
Sulle criticità emerse nel merito dell’intesa interviene anche Giovanni Lambertini, presidente della sezione di prodotto pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna: “Il prezzo di riferimento non è coerente neppure con l’andamento dei costi di produzione, che a causa delle incertezze geopolitiche restano su livelli elevati, il gasolio agricolo ha già subito rincari che vanno dal 40% al 50% e anche i fertilizzanti sono aumentati della stessa misura. Si aggiunga che le modifiche introdotte nelle tabelle qualitative risultano ulteriormente penalizzanti per i produttori. Si tratta di un arretramento che incide direttamente sulla remunerazione. Le valutazioni da fare sono a questo punto di stretta convenienza economica: occorre deci- dere se conviene davvero realizzare il programmato o ridurre, nonostante le intenzioni di trapianto. Nella fase di svolgimento della campagna – conclude Lambertini – sarà fondamentale recuperare un allineamento reale tra le organizzazioni di produt- tori, per evitare che si ripetano le condizioni che hanno portato a que- sto esito”.
L’accordo consente ora di procedere con la definizione delle superfici e l’organizzazione della campagna 2026 che si preannuncia complessa sotto il profilo economico e gestionale. In questo contesto, il coordinamento tra i diversi soggetti della filiera sarà determinante per affrontare le criticità emerse e garantire una gestione ordinata delle fasi produttive.
