L’Agenzia delle Entrate sta migliorando i controlli automatici per verificare che tutte le vendite e gli incassi vengano dichiarati correttamente, sia ai fini IVA sia ai fini delle imposte sui redditi.
Finora i controlli si basavano soprattutto sul confronto tra i pagamenti elettronici ricevuti tramite POS e le operazioni registrate con fatture elettroniche e scontrini telematici. Ora i controlli diventano più precisi e servono anche a verificare se i ricavi sono stati correttamente inclusi nel reddito d’impresa.
Le banche e gli altri operatori finanziari comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati dei POS e gli importi delle transazioni effettuate ogni giorno. L’Agenzia confronta questi dati con quelli risultanti dalle fatture elettroniche e dai corrispettivi telematici. Ogni POS è anche collegato al Registratore Telematico del singolo punto vendita. In questo modo non verranno confrontati solo i totali degli incassi, ma anche i dati relativi al singolo negozio e ai singoli strumenti utilizzati.
Quando gli incassi registrati dal POS risultano superiori agli importi delle fatture e degli scontrini emessi, l’Agenzia invia una lettera di compliance. Nella comunicazione vengono evidenziate le differenze riscontrate, con il dettaglio mensile e giornaliero degli incassi e l’indicazione dell’operatore finanziario che gestisce il POS.
In questi casi il contribuente può:
- fornire spiegazioni tramite il servizio Civis;
- correggere spontaneamente gli errori utilizzando il ravvedimento operoso.
La regolarizzazione può richiedere:
- l’emissione delle fatture mancanti;
- la presentazione di una dichiarazione IVA correttiva;
- il versamento dell’IVA dovuta, degli interessi e delle sanzioni ridotte.
In questo modo si possono evitare controlli più approfonditi e altre conseguenze amministrative.
La novità più importante riguarda però le imposte sui redditi. Con il provvedimento del 5 ottobre 2026, l’Agenzia delle Entrate controllerà anche se le operazioni risultanti da fatture elettroniche e corrispettivi sono state correttamente inserite nel reddito d’impresa dichiarato nei modelli Redditi.
Le comunicazioni saranno inviate ai contribuenti per i quali i ricavi certificati non risultano inclusi, in tutto o in parte, nel reddito dichiarato. Le lettere verranno trasmesse tramite PEC e saranno disponibili anche alla Guardia di Finanza.
In pratica, i dati delle fatture elettroniche, degli scontrini telematici e dei pagamenti elettronici saranno utilizzati non solo per controllare l’IVA, ma anche per verificare la correttezza dei ricavi dichiarati ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP.
Di conseguenza, non basterà più sistemare eventuali errori solo dal punto di vista IVA. Se dagli incassi POS emerge un ricavo non dichiarato, una volta ricondotto a una fattura o a un corrispettivo, questo avrà effetti anche sul reddito d’impresa e sulla base imponibile IRAP.
(A. Filippetti)
