Buone notizie dal comparto agricolo.
Un recente rapporto di Nomisma, sviluppato per l’Osservatorio dell’ente bilaterale agricolo nazionale EBAN, attesta come nel 2023 il valore aggiunto del totale attività economiche nel nostro paese sia aumentato del 6,6% rispetto all’anno precedente (confermandosi il precedente trend positivo pari al +6,9% registrato tra il 2022 e il 2021); spiccano l’alimentare (+12,6%), costruzioni (+8,2%) e soprattutto il comparto turistico (+21,4%); positiva anche l’agricoltura (+4,6%), bene anche industria manifattura (+6,9%) ed il Commercio (+7,6%). Positivo il 2024 per le esportazioni agroalimentari, aumentate del +8% rispetto al 2023 e per un valore di 66,9 miliardi di euro, con un saldo positivo, rispetto alle importazioni (che si attestano sui 63,2 miliardi di euro) di 3,7 miliardi di euro; negli ultimi anni 2023 e 2024, sul totale dell’export italiano, l’agroalimentare rappresenta una quota pari rispettivamente al 10% e all’11% (sugli scudi vino, produzioni ortofrutticole, dolciario, lattiero-caseario, le carni trasformate e gli oli). L’agroalimentare esporta in particolare in Germania, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera.
Venendo alla forza lavoro il rapporto Nomisma per EBAN rileva come nel 2023 i lavoratori dipendenti nel settore agricolo italiano siano 1.035.637, 96% operai, impiegati, quadri e dirigenti al 4%; data la preponderanza dei rapporti a termine e stagionali il numero di rapporti di lavoro attivati nell’anno è pari ad 1,3 milioni. I datori di lavoro agricoli sono 169.641 (25% sul totale delle aziende iscritte alle Camere di Commercio), con ciò si evidenzia che il 75 % delle aziende agricole non assumono dipendenti.
Come detto la forza impiegatizia è pari al 4% degli addetti in agricoltura: impiegati, quadri e dirigenti sono 40.474 (impiegati al 93%, dirigenti e quadri stabili al 7%); prevale il Nord con il 53% degli addetti, 21% al Centro Italia e 26% al Sud. Si osservi come le figure impiegatizie sono in consolidamento: nel periodo 2018-23 si è infatti registrato un incremento complessivo del 6,4% (+ 2% nel 2023 sul 2022). Irrilevanti le differenze di genere (51% uomini, 49% donne); più marcata la differenziazione per classi di età: il 24% degli impiegati è nella fascia 40- 50» anni, il 30% e’ nella la classe 50-60 anni e il 23% è sopra i 60 anni. Tra impiegati quadri e dirigenti è maggiore la occupazione stabile, sono infatti il 69% i contratti a tempo indeterminato (69%), scarsa la presenza straniera (4%).
Molto interessanti i dati Nomisma per la occupazione agricola operaia; nel corso del 2023 erano iscritti nelle liste agricole 995.163 operai, per la gran parte (89%) con rapporti a tempo determinato (11% a tempo indeterminato); in crescita la media delle giornate lavorate dai dipendenti fissi (OTI) pari a 258, 99 le giornate medie annue degli stagionali (OTD); l’incidenza sul totale delle giornate lavorate da OTI e OTD rimane sul 2022 costante, pari al 25% per gli OTI e al 75% per gli OTD il cui impiego si concentra nel periodo primaverile- estivo fino all’autunno in corrispondenza dei principali cicli produttivi agrari.
Le donne sono il 31% sul totale è più elevata è la presenza fra gli operai a tempo determinato (33%); gli avventizi maschi sono più giovani (il 54% ha meno di 45 anni, contro il 44% degli OTI) anche per la più rilevante presenza di operai non comunitari (rispettivamente 26% e 19%).
Geograficamente gli operai agricoli sono impiegati per la quota più significativa al Sud (51% del totale) peraltro prevalentemente OTD (55%); al Nord maggiore presenza di operai a tempo indeterminato (58%).
Da notare poi che, nel decennio 2013-23, si ha un leggero calo di presenze del 2% per gli operai, mentre aumentano le relative giornate lavorate (+13%), pur differenziandosi al riguardo le figure di OTD e OTI; in specie nel corso dell’ultima annualità (2022-23) si conferma la tendenza in atto da anni: mentre gli OTI crescono del +2,6% in numero e del 2,9% per giornate lavorate, gli OTD subiscono una flessione dell’1,5% nel numero di operai e dello 0,3% nelle giornate lavorate.
Dal punto di vista territoriale nel decennio il Sud registra la diminuzione del numero di operai e un mantenimento di giornate lavorate, positivo invece il Nord e il Centro, sia per numero di lavoratori che per numero di giornate lavorate.


I lavoratori stranieri in agricoltura
Molto interessanti i dati (2023) circa il numero di lavoratori stranieri regolarmente assunti ed iscritti all’INPS e pari, nel settore primario, a 292.720 unità (prevalentemente operai, solo il 3% degli assunti ha qualifica impiegatizia); gli stranieri sono il 29,4% degli occupati.
Relativamente al lavoro degli stranieri, nel totale degli occupati non italiani, l’agricoltura ha la quota più significativa rispetto agli altri settori economici privati (9% del totale lavoratori non comunitari e 14% di quelli comunitari). Da sottolineare che nel decennio 2013-2023 l’occupazione di lavoratori stranieri non comunitari è notevolmente cresciuta (+39%); diminuiti fortemente i comunitari ( – 41%); nel quinquennio 2018-2023, la manodopera non comunitaria registra un +13% e quella comunitaria sconta un -31%; nel 2023 (sul 2022) si ha un calo nella manodopera comunitaria del -2,3% ed un aumento del 3,2% di quella non comunitaria che rappresenta oggi il 67% del totale lavoratori stranieri.
I lavoratori stranieri non comunitari provengono per la gran parte dal continente africano: Marocco, Tunisia, Senegal e Nigeria. Importanti presenze anche dall’Est Europa: Albania, Macedonia e Ucraina), dall’Asia arrivano lavoratori per lo più da India e Pakistan. Il 92% dei lavoratori comunitari sono rumeni (73%), minori quote per bulgari e polacchi.
Gli stranieri si concentrano al Nord rispetto al Centro-Sud (53% dei comunitari e 41% dei non comunitari). Le donne sono un quarto del totale: le lavoratrici comunitarie al 41% rispetto alle non comunitarie al 18%.
I lavoratori stranieri sono mediamente più giovani, la loro presenza contribuisce ad abbassare l’età media degli operai agricoli: il 30% dei lavoratori comunitari e il 37% dei non comunitari si situano nella fascia di età inferiore ai 35 anni.
(M. Mazzanti)
