Carne equina: Confagricoltura Piacenza richiama al rispetto delle filiere e al valore della tradizione alimentare

Piacenza, 18 febbraio 2026 – Il dibattito in corso in merito alla proposta di vietare la macellazione e la commercializzazione della carne equina sta assumendo toni che meritano una riflessione più ampia. Sul tema interviene Confagricoltura Piacenza che evidenzia come il confronto pubblico rischi di diventare, sotto traccia, l’ennesima occasione per mettere in un cono d’ombra le filiere zootecniche, già troppo frequentemente sottoposte a un processo mediatico che non distingue tra realtà produttive virtuose e regolamentate da altre isolate casistiche ed emotivamente confonde opinioni e stili di consumo individuali con indicazioni nutrizionali.

Il ruolo degli allevamenti zootecnici alla base delle filiere produttive della carne alimentare è un contributo positivo e di valore.  Gli allevamenti operano nel rispetto di normative nazionali ed europee stringenti in materia di benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare. Si tratta di attività sottoposte a controlli continui, che garantiscono standard elevati lungo tutta la filiera.

Sotto il profilo nutrizionale, le proteine di origine animale presentano un elevato valore biologico. La carne equina, in particolare, è riconosciuta per il contenuto di ferro e per la facilità di assimilazione. Parallelamente, la filiera genera economia diretta nelle aziende agricole e occupazione nell’indotto – macellazione, trasformazione, distribuzione e ristorazione – contribuendo in modo concreto al sistema economico, in questo caso in modo particolare a livello provinciale, dove il consumo di carne equina costituisce anche un elemento caratterizzante delle tradizioni enogastronomiche del territorio.

«Assistiamo a una crescente pressione mediatica sugli allevamenti e su chi produce proteine animali – dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra –. È legittimo che ciascuno compia le proprie scelte alimentari, ma è diverso mettere in discussione interi comparti produttivi che operano nel rispetto delle regole in virtù di opinioni soggettive».

«Talvolta – prosegue Gorra – emerge una contraddizione evidente: si pretende un’offerta alimentare ampia che guarda con curiosità ad altri modelli alimentari, si guarda con interesse a nuove fonti proteiche e parallelamente si discreditano diete e abitudini gastronomiche che non solo fanno parte della nostra cultura, ma che sono state anche certificate come salubri e salutari. Senza considerare che le filiere non sono un concetto astratto: dietro a un prodotto ci sono imprese, lavoro, investimenti e responsabilità oltre che famiglie e occupazione».

Confagricoltura Piacenza richiama in merito anche il valore della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO, modello alimentare che include in modo equilibrato anche il consumo di proteine animali. La progressiva delegittimazione di alcune produzioni tradizionali rischia di incidere non solo sull’economia, ma anche sull’identità alimentare e produttiva del territorio.

«Se il confronto diventa esclusivamente simbolico o ideologico – conclude Gorra – si rischia di perdere capacità produttiva, competenze e presidio economico locale. Occorre difendere il lavoro delle imprese agricole da contrapposizioni emotive».

Confagricoltura Piacenza ribadisce la necessità di un confronto istituzionale serio, che tenga insieme aspetti nutrizionali, economici e territoriali, nel rispetto delle imprese agricole e della pluralità dei consumatori.