Piacenza, 19 gennaio 2026 – Dal 1° gennaio 2026 sono entrate pienamente in vigore le nuove modalità operative sulla sostenibilità dei biocombustibili previste dal Decreto ministeriale 7 agosto 2024, che rendono cogente la certificazione della sostenibilità per gli impianti di produzione elettrica a biogas che accedono ai meccanismi di incentivazione del GSE.
La normativa si inserisce nel quadro delineato dal decreto legislativo 199/2021, di recepimento della direttiva europea RED II, e introduce il Sistema nazionale di certificazione della sostenibilità dei biocombustibili, aggiornando il precedente impianto regolatorio. Il rispetto dei requisiti di sostenibilità diventa così una condizione essenziale per il mantenimento degli incentivi.
«L’obbligo di certificazione – chiarisce Roberta Bettuzzi, responsabile dell’Ufficio Investimenti di Confagricoltura Piacenza – riguarda gli impianti di produzione elettrica a biogas di potenza termica nominale pari o superiore a 2 MWt che accedono ai regimi incentivanti del GSE».
L’attenzione di Confagricoltura Piacenza si concentra sugli effetti indiretti della normativa lungo la filiera agricola, in particolare per le aziende zootecniche e agricole che conferiscono biomasse a impianti di terzi o che gestiscono un proprio impianto.
“Dal punto di vista della filiera zootecnica – prosegue Bettuzzi – la normativa introduce una distinzione rilevante. Gli effluenti di allevamento, classificati come sottoprodotti di origine animale, sono già soggetti a obblighi di tracciabilità sanitaria e, proprio per questo, le aziende zootecniche che conferiscono letami e liquami a impianti di terzi sono esentate dall’obbligo di certificazione della sostenibilità, a condizione che il conferimento avvenga nel rispetto della normativa sui sottoprodotti. Le aziende che già operano correttamente sul piano sanitario e documentale – sottolinea Bettuzzi – non devono attivare ulteriori certificazioni ai fini della sostenibilità quando conferiscono effluenti a impianti di terzi. Diversa è invece la situazione delle aziende che gestiscono un proprio impianto di biogas: in questo caso il ruolo di utilizzatore le rende direttamente responsabili della certificazione».
Per quanto riguarda invece colture energetiche, residui colturali e altri sottoprodotti di origine agricola, il decreto non prevede esenzioni automatiche. In questi casi, le aziende possono essere chiamate a rientrare nel sistema di certificazione, con un possibile impatto in termini di adempimenti e costi. A questo proposito, il sistema nazionale consente il ricorso alla certificazione di gruppo, coordinata dal gestore dell’impianto, che rappresenta uno strumento utile per semplificare l’adeguamento delle aziende di minori dimensioni.
Il GSE ha annunciato l’aggiornamento della Guida alla sostenibilità per impianti incentivati entro gennaio. “Confagricoltura Piacenza – conclude Bettuzzi – continuerà a monitorare l’evoluzione applicativa della normativa e a fornire supporto informativo alle imprese associate.
