Confagricoltura Piacenza: buone rese per il frumento, ma prezzi che non ripagano il lavoro degli agricoltori

Piacenza, 12 agosto 2026 – La campagna 2026 dei seminativi piacentini racconta due storie opposte. A fare il punto è Confagricoltura Piacenza per voce del presidente della Sezione di prodotto Colture Industriali, Ercole Parizzi. Da una parte i cereali autunno-vernini, che chiudono la trebbiatura con rese soddisfacenti; dall’altra le colture di semina primaverile, alle prese con un’estate segnata da ondate di calore, vento forte e temporali improvvisi.

“Tutte le semine primaverili sono in pesante sofferenza – rileva Parizzi – le alte temperature stanno creando grosse difficoltà, perché bloccano la crescita delle piante e quindi ci sarà sicuramente un calo nelle rese di mais e soia.”

Un discorso in parte diverso vale per il girasole, coltura non irrigua per natura, che tuttavia risente anch’esso delle ripetute ondate di calore che hanno caratterizzato l’estate.

A complicare il quadro sono arrivati anche gli eventi estremi. Parizzi conduce l’Agricola Saliceto a Saliceto di Alseno, zona che insieme alla Bassa Padana Piacentina è stata pesantemente colpita da vento e grandinate di inizio e fine luglio.

“Il mais più bello, quello con impianto di fertirrigazione a goccia, è stato sferzato dal forte vento: non so quanto riuscirò a salvarne. È una stagione davvero molto complessa, che ha visto alternarsi picchi di calore, grandinate e vento”.

Sul fronte dei cereali a raccolta estiva il bilancio è diverso, ma non privo di criticità.

“Non è andata male la raccolta del frumento e dei cereali autunno-vernini, che hanno registrato buone rese. Su questo aspetto, però, la redditività della coltura resta una criticità che permane, con quotazioni molto basse: buona qualità, buone rese, ma poca remunerazione.”

I dati della Borsa Merci di Bologna, punto di riferimento per il mercato cerealicolo del Nord Italia, confermano un quadro di prezzi ancora contenuti. Il frumento tenero nazionale di forza si attesta tra 247 e 251 euro alla tonnellata, lo speciale tra 239 e 243 euro, il fino tra 229 e 233 euro; valori in leggero recupero settimanale ma ancora lontani dai livelli che garantirebbero margini adeguati alle aziende agricole. Per il granoturco nazionale a uso zootecnico la quotazione si ferma a 244-246 euro alla tonnellata. Le quotazioni del frumento duro sono, se possibile, pure peggiori rispetto a quelle del tenero e si rilevano importanti criticità sul funzionamento della Cun (Commissione unica nazionale). Sono diversi i fronti su cui bisogna lavorare per contrastare il calo delle quotazioni del frumento duro, attualmente intorno ai 260 euro a tonnellata, rispetto al picco dei 515 euro raggiunto a metà 2022, al punto che Confagricoltura ha più volte proposto l’istituzione di un fondo di crisi.

L’associazione degli imprenditori agricoli chiede interventi tempestivi per tutelare la cerealicoltura nazionale. Il settore, a fronte della drastica perdita di redditività, fa i conti con costi di produzione in crescita del 10,5% in un anno.

“Le alte temperature impongono un ricorso crescente a irrigazioni supplementari, in un contesto di contingentamento della risorsa idrica che, nel territorio piacentino, viene gestito attraverso una programmazione efficace, ma non priva di difficoltà. A questo si aggiunge il caro carburante – conclude Parizzi – voce di costo che pesa in modo significativo sui bilanci aziendali: su questo fronte Confagricoltura ha ottenuto interventi e strumenti di parziale ristoro, che tuttavia non risolvono una criticità strutturale della campagna in corso. Sono frastornato: un giorno siamo alle prese con la siccità, il giorno dopo con forte vento e acquazzoni”.

Un bilancio, quello della campagna 2026, che per Confagricoltura conferma la necessità di strumenti tecnici adeguati, tra cui la messe in campo delle Tea (le nuove tecniche di selezione varietale). L’Associazione degli imprenditori agricoli rimarca contestualmente l’importanza di strumenti assicurativi efficaci e di una gestione sempre più attenta della risorsa idrica, a fronte di un’agricoltura che continua a produrre qualità senza vedersela adeguatamente riconosciuta dal mercato.