Piacenza, 15 luglio 2026 – Si è tenuto nei giorni scorsi a Piacenza, presso la sede di Confagricoltura al Palazzo dell’Agricoltura, l’incontro allargato della sezione suinicola regionale di Confagricoltura Emilia-Romagna, dedicato alla situazione PSA (Peste Suina Africana) in regione e che contestualmente ha fatto il punto sul settore. All’incontro, in presenza e in videocollegamento da diverse province, hanno preso parte rappresentanti delle sezioni provinciali e delle aziende suinicole. Presenti in sala: Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura-Emilia Romagna; Umberto Gorra presidente di Confagricoltura Piacenza; Giovanna Parmigiani presidente della sezione suinicola di Piacenza; Andrea Beltrami presidente della sezione regionale e Rudy Milani presidente FNP Allevamenti Suini di Confagricoltura. È stato il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Marcello Bonvicini, ad aprire il confronto, richiamando la specificità del territorio regionale sul fronte del contenimento della fauna selvatica. Nelle aree collinari e montane dell’Emilia-Romagna il cinghiale rappresenta infatti una specie di particolare interesse venatorio, una condizione che rende ancora più complessa l’attuazione delle attività di depopolamento rispetto ad altri territori. Il presidente ha ribadito di non ritenere la questione riconducibile soltanto a una carenza di risorse: “Le risorse rappresentano certamente un elemento importante, ma oggi il vero nodo è rendere ancora più efficace e tempestiva l’organizzazione delle attività di contenimento. Solo così potremo ottenere risultati concreti nella lotta alla PSA”.
La presidente Parmigiani ha espresso un giudizio netto sull’attenzione istituzionale al problema: “La sensazione è veramente di assoluta non curanza e non attenzione”. Bonvicini ha riconosciuto lo stanziamento di risorse aggiuntive da parte della Regione, ribadendo però la natura organizzativa, più che economica, del nodo irrisolto: “Accogliamo positivamente l’impegno della Regione, che ha stanziato 1,6 milioni di euro per rafforzare il controllo dei cinghiali, gli abbattimenti e la ricerca delle carcasse infette. Ora è fondamentale che queste risorse si traducano rapidamente in interventi efficaci sul territorio, perché il contenimento della popolazione dei cinghiali resta la condizione indispensabile per limitare la diffusione del virus e tutelare gli allevamenti”.
È intervenuto quindi Rudy Milani, che ha ribadito la necessità di tenere insieme gestione sanitaria e attività venatoria: “Il binomio PSA-caccia, sia a livello centrale che regionale, è imprescindibile”. Milani ha portato a confronto il modello lombardo, che ha visto un incremento degli abbattimenti di cinghiali “da 8.000 a 18.000 all’anno”, accompagnato da una sistematica ricerca delle carcasse, indicato come fattore decisivo per la liberazione di ampie porzioni di territorio dalle restrizioni. Ha inoltre evidenziato la necessità impellente di un coordinamento e una condivisione dell’obiettivo di eradicazione della PSA tra le regioni confinanti Liguria e Toscana.
Sul fronte creditizio, Milani ha dato conto delle difficoltà di accesso a mutui e moratorie per le aziende delle zone di restrizione, segnalando un’apertura recente da parte di alcuni istituti. Sul fronte ambientale, ha ribadito la richiesta di Confagricoltura di un differimento degli obblighi di copertura dei lagoni di stoccaggio per le aziende in zona di restrizione; Bonvicini ha in merito ricordato la richiesta avanzata da Confagricoltura Emilia-Romagna all’Assessorato regionale competente di differire gli obblighi di copertura dei lagoni di stoccaggio per le aziende ricadenti nelle aree di restrizione, prendendo atto della disponibilità manifestata dall’assessore ad approfondire la questione.
Milani ha infine fatto il punto su altri dossier aperti: la proposta degli allevatori europei, tramite Copa-Cogeca, sulle gabbie parto (box aperti da 6 mq per posto, 15 anni di adeguamento in presenza di contribuzione pubblica, gabbie di gestazione invariate); l’impatto sul mercato della diffusione della PSA in Spagna, con una significativa perdita di export extra Ue in un contesto reso più competitivo dalla crescita della produzione sudamericana verso l’Asia e i controlli in materia di lavoro richiamando l’importanza della piena regolarità documentale delle aziende.
A fare da cornice al confronto, la recente Ordinanza n. 4/2026, in vigore fino al 28 marzo 2027, che introduce l’obiettivo di abbattimento del 150% dei cinghiali rispetto all’anno precedente nelle zone di restrizione I, l’apertura della caccia in deroga dal 1° settembre 2026 al 28 febbraio 2027 nella fascia indenne e la formalizzazione delle unità cinofile ENCI per la ricerca delle carcasse. Sul fronte delle risorse, la Regione ha attivato per il 2026 un fondo di 2,6 milioni di euro per la biosicurezza aziendale, che si aggiunge agli 11,1 milioni già erogati negli anni precedenti; diversa e molto critica la situazione per gli indennizzi da danni indiretti, per i quali i fondi nazionali successivi al 31 ottobre 2024 risultano esauriti e si resta in attesa di un nuovo piano straordinario ministeriale.
