Bonvicini: “Ora serve equilibrio tra superfici coltivate e capacità di trasformazione per difendere il reddito degli agricoltori”
Bologna, 30 marzo 2026 – Con la sottoscrizione dell’accordo quadro per il pomodoro da industria del Nord Italia si apre ufficialmente la campagna 2026 di una delle filiere agroalimentari più importanti del Paese e dell’Emilia-Romagna.
L’intesa raggiunta tra la componente agricola e l’industria di trasformazione consente alle imprese di avviare la programmazione delle superfici e le attività di trapianto, in un contesto che resta tuttavia complesso per le aziende agricole, alle prese con costi di produzione ancora elevati e margini sempre più ridotti.
Il bacino del Nord Italia rappresenta il principale distretto europeo del pomodoro da industria, con oltre 45 mila ettari coltivati e più di 3 milioni di tonnellate di prodotto trasformato. L’Emilia-Romagna concentra circa il 60% delle superfici complessive, confermandosi il cuore produttivo della filiera nazionale.
La coltivazione è fortemente concentrata in alcune aree della regione: Piacenza rappresenta il primo polo produttivo con oltre 10.500 ettari, seguita da Ferrara con circa 8.100 ettari, Parma con oltre 4.200 ettari e Ravenna con circa 3.000 ettari. Un sistema agricolo e industriale fortemente integrato che rende il distretto emiliano-romagnolo uno dei più importanti in Europa per la trasformazione del pomodoro.
Proprio per questo Confagricoltura Emilia-Romagna richiama l’attenzione su uno degli aspetti strutturali che negli ultimi anni stanno incidendo sugli equilibri della filiera: il rapporto tra superfici coltivate e capacità di trasformazione industriale.
“L’accordo era necessario per consentire alle imprese di programmare la campagna – afferma Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna – ma il risultato della trattativa conferma che la filiera del pomodoro da industria attraversa una fase delicata, in cui l’equilibrio tra produzione agricola e capacità di trasformazione diventa sempre più determinante.”
Secondo Confagricoltura Emilia-Romagna, negli ultimi anni si è progressivamente consolidata una pressione produttiva significativa, con superfici coltivate che rischiano in alcuni casi di superare la reale capacità di assorbimento dell’industria.
“Se produciamo più pomodoro di quanto il sistema industriale può lavorare – prosegue Bonvicini – il rischio è che si creino tensioni sul mercato e che, alla fine della filiera, a pagare siano ancora una volta gli agricoltori.”
A rendere ancora più complesso il quadro concorre l’andamento dei costi di produzione, in particolare per carburanti ed energia, che negli ultimi anni hanno registrato aumenti significativi e continuano a incidere in modo rilevante sulla sostenibilità economica delle imprese agricole.
“In una filiera organizzata e importante come quella del pomodoro da industria – conclude Bonvicini – la sfida dei prossimi anni sarà rafforzare la programmazione delle superfici e il coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti. Solo mantenendo un equilibrio tra produzione agricola, capacità industriale e valore riconosciuto al prodotto sarà possibile garantire prospettive solide alle aziende e all’intero sistema.”
Confagricoltura Emilia-Romagna auspica che la campagna 2026 possa svilupparsi in un quadro di collaborazione tra i diversi attori della filiera, con l’obiettivo di preservare la competitività del comparto e la sostenibilità economica delle imprese agricole.
