Meeting di Rimini, Confagricoltura: “un’agricoltura che mette le persone al centro e costruisce comunità”

A confAgorà il confronto promosso dai Giovani di Confagricoltura – ANGA Emilia-Romagna con Confagricoltura Emilia-Romagna. Dall’Orto dell’Inclusione al progetto Agribus, esperienze concrete in cui agricoltura, formazione, integrazione e legalità diventano parte dello sviluppo dei territori

 

Rimini, 25 agosto 2026 – L’agricoltura non è soltanto produzione di cibo, innovazione e tutela del territorio. Può essere anche un luogo nel quale le persone acquisiscono competenze, trovano opportunità di lavoro e integrazione e diventano parte di una comunità. È il messaggio emerso dalla tavola rotonda “Persone al centro: nuovi modelli di agricoltura sociale”, promossa dai Giovani di Confagricoltura – ANGA Emilia-Romagna, in collaborazione con Confagricoltura Emilia-Romagna, nell’ambito di confAgorà, lo spazio di Confagricoltura nazionale al Meeting di Rimini.

Ad aprire l’incontro è stato Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, che ha inserito il tema dell’agricoltura sociale nel quadro più ampio delle sfide che stanno affrontando le imprese agricole della regione.

Ci avviciniamo alla fine di un’estate che ancora una volta ha messo alla prova la nostra agricolturaha sottolineato il presidente Confagricoltura Emilia-Romagna Marcello Bonvicini –. Caldo, siccità ed eventi meteorologici estremi si aggiungono a problemi strutturali come l’aumento dei costi, la difficoltà di garantire una giusta remunerazione a chi produce e la disponibilità di manodopera. Eppure, l’agricoltura emiliano-romagnola continua a dimostrare una straordinaria capacità di reagire, innovare e guardare avanti. Mettere le persone al centro significa ricordare che dietro ogni impresa ci sono imprenditori, lavoratori, famiglie e comunità. Le aziende agricole rappresentano spesso un presidio non soltanto economico e territoriale, ma anche sociale”.

Un concetto ripreso da Claudia Guidi, presidente dei Giovani di Confagricoltura – ANGA Emilia-Romagna, che ha spiegato le ragioni che hanno portato i giovani imprenditori agricoli a promuovere l’appuntamento al Meeting.

Parlare di futuro dell’agricoltura significa parlare anche del ruolo che vogliamo che il nostro settore abbia all’interno della societàha affermato la presidente ANGA Confagricoltura Emilia-Romagna Claudia Guidi –. Le esperienze che abbiamo raccontato dimostrano che l’agricoltura può essere uno straordinario strumento di inclusione: può dare competenze a chi ha più difficoltà, creare occasioni di lavoro regolare e favorire l’integrazione. È un’agricoltura che non si limita a produrre, ma che costruisce comunità”.

A dare concretezza al confronto sono state due esperienze sviluppate sul territorio emiliano-romagnolo.

Il sindaco di Portomaggiore, Dario Bernardi, ha presentato Agribus, il servizio nato per consentire ai lavoratori agricoli, in particolare di origine pakistana, di raggiungere le aziende nelle quali sono occupati. Un progetto che interviene su uno dei punti più delicati del rapporto tra domanda e offerta di lavoro: la possibilità concreta per i lavoratori di raggiungere il luogo di occupazione, riducendo allo stesso tempo gli spazi nei quali possono inserirsi forme di intermediazione irregolare praticata dai cosiddetti “caporali”.

Agribus nasce da un’esigenza molto concreta: mettere nelle condizioni i lavoratori di raggiungere regolarmente le aziende e le imprese di poter contare su un collegamento organizzato – ha spiegato il sindaco di Portomaggiore Dario Bernardi –. In questo modo facilitiamo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e, allo stesso tempo, riduciamo lo spazio nel quale possono inserirsi i caporali. Offrire un servizio significa intervenire concretamente sulle condizioni che possono generare vulnerabilità, favorendo lavoro regolare, integrazione e legalità”.

L’altra esperienza al centro dell’incontro è stata l’Orto dell’Inclusione della Fondazione per l’Agricoltura F.lli Navarra, illustrata da Stefano Giatti, docente dell’Istituto Tecnico e Professionale Agrario F.lli Navarra e della Fondazione per l’Agricoltura F.lli Navarra. Il progetto coinvolge studenti con disabilità e fragilità nella gestione di un orto fuori suolo, trasformando l’attività agricola in uno strumento educativo e formativo.

Gli studenti non si limitano a osservare o ad assistere, ma partecipano concretamente alle diverse attività: dalla preparazione alla coltivazione, fino alla cura e alla raccolta – ha spiegato Stefano Giatti –. Il lavoro nell’orto permette loro di sviluppare competenze, autonomia e senso di responsabilità, ma soprattutto di sentirsi parte di un progetto comune. L’agricoltura diventa così un contesto concreto nel quale valorizzare le capacità di ciascuno”.

Al convegno ha partecipato anche Nicola Gherardi, presidente della Fondazione per l’Agricoltura F.lli Navarra, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di trasformare i principi dell’inclusione in iniziative capaci di produrre risultati concreti.

“È importante parlare di inclusione e mantenere alta l’attenzione su questi temi, ma ancora più importante è riuscire a mettere a terra progetti concreti – ha dichiarato Nicola Gherardi –. L’Orto dell’Inclusione nasce proprio con questo spirito: trasformare un principio condiviso in un’esperienza reale, nella quale le persone sono coinvolte direttamente e possono sviluppare capacità, autonomia e relazioni. È attraverso iniziative concrete e replicabili che possiamo dare continuità a questi valori”.

Esperienze differenti, dunque, ma unite da una stessa impostazione: la sostenibilità sociale non come concetto astratto, ma come capacità di costruire risposte concrete partendo dai bisogni delle persone e dei territori.

La vera sfida – ha concluso Claudia Guidiè riuscire a tenere insieme competitività e capacità di generare valore per le persone. L’agricoltura del futuro sarà certamente più tecnologica, innovativa e sostenibile, ma non potrà dimenticare la propria dimensione umana. Mettere le persone al centro significa utilizzare anche la capacità dell’agricoltura di creare relazioni, competenze e opportunità per costruire comunità più forti e inclusive”.

L’incontro si è concluso con l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano nello spazio confAgorà, offerto dal Consorzio del Parmigiano Reggiano.