Caro carburanti, il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna: “Intervento necessario, ma prima degli entusiasmi occorre fare i conti”

Il Consiglio direttivo regionale, presieduto da Marcello Bonvicini, riconosce l’impegno del Governo, ma richiama l’attenzione sull’effettiva portata degli aiuti. “Le imprese hanno bisogno di risorse certe e tempestive. Non basta ristorare i costi già sostenuti: occorre garantire le condizioni per continuare a produrre”.

 

Bologna, 23 ottobre 2026 – Un intervento necessario, ma la cui reale efficacia dovrà essere misurata sui benefici concreti per le imprese agricole. È questa la posizione espressa dal Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna, riunitosi ieri sotto la presidenza di Marcello Bonvicini, in merito alle misure annunciate dal Governo per fronteggiare l’aumento dei costi dei carburanti.

I 60 milioni di euro destinati al gasolio agricolo rappresentano una risposta dovuta alle difficoltà di un settore che sta affrontando un forte incremento dei costi di produzione e una progressiva riduzione dei margini di redditività. Il Consiglio direttivo riconosce l’impegno del Governo nel reperire risorse in un contesto di disponibilità finanziarie limitate, ma ritiene indispensabile valutare con attenzione la dimensione effettiva dell’intervento.

“In una situazione di difficoltà come quella che stanno vivendo le aziende agricole, intervenire è necessario. Riconosciamo l’impegno del Governo, anche a fronte della carenza di risorse disponibili, ma prima di esprimere qualsiasi entusiasmo dobbiamo capire quanto di questi stanziamenti arriverà realmente nelle tasche degli agricoltori. È sui numeri e sui risultati concreti che occorre misurare l’efficacia di ogni provvedimento“, è la posizione emersa dal Consiglio direttivo regionale.

Secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Agricoltura, il provvedimento prevede un contributo a fondo perduto pari al 20% della spesa sostenuta per il carburante acquistato tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026, fino a un massimo di 45 centesimi al litro. Si tratta di un sostegno importante, la cui effettiva incidenza sui bilanci aziendali dipenderà tuttavia dal numero dei beneficiari, dai consumi ammessi e dalle modalità di erogazione.

Il periodo interessato dalla misura coincide, per numerose produzioni agricole, con alcune delle operazioni più impegnative dal punto di vista energetico: dalla raccolta dei cereali alle lavorazioni del terreno, fino alle attività legate alle colture estive e alle semine autunnali. A queste si aggiungono i consumi di carburante legati all’irrigazione, particolarmente rilevanti quest’anno a causa della siccità e delle temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato l’Emilia-Romagna e numerose altre aree del Paese, rendendo necessari interventi irrigui più frequenti e prolungati per salvaguardare le produzioni agricole.

“I numeri evidenziano una distanza significativa tra le risorse disponibili e il fabbisogno delle imprese. Non si tratta di mettere in discussione la necessità dell’intervento, ma di essere consapevoli che un sostegno di questa entità, pur utile, può incidere soltanto in misura limitata sui costi sostenuti dalle aziende. Per questo riteniamo indispensabile superare la logica dei provvedimenti adottati di volta in volta per affrontare le emergenze“.

Ma la questione, per il Consiglio direttivo, non riguarda soltanto il ristoro delle spese già sostenute. Le imprese agricole devono programmare fin da ora le semine, le scelte colturali e gli investimenti necessari per la prossima stagione. Senza certezze sull’andamento dei costi energetici e sulla disponibilità di adeguati strumenti di sostegno, il rischio è che alcune aziende siano costrette a ridurre le superfici coltivate, lasciare terreni incolti o ripiegare su colture meno onerose, modificando le proprie scelte a campagna già avviata. Una prospettiva che avrebbe conseguenze non soltanto sui bilanci aziendali, ma anche sulla capacità produttiva e sulla competitività dell’agricoltura regionale.

Il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna richiama inoltre l’attenzione sull’importanza delle modalità di attuazione degli interventi. L’esperienza degli anni passati, in particolare per alcuni crediti d’imposta, ha infatti evidenziato come finestre temporali eccessivamente ristrette e vincoli nell’utilizzo delle agevolazioni possano limitarne sensibilmente l’efficacia, impedendo alle imprese di sfruttare pienamente i benefici previsti.

Anche per il credito d’imposta sul carburante agricolo riconosciuto nel 2026, la normativa stabilisce il termine del 31 dicembre per l’utilizzo in compensazione. Una scadenza che rischia di penalizzare le imprese che non dispongono, nel periodo previsto, di sufficienti debiti fiscali e contributivi da compensare.

“Non basta stanziare risorse: occorre creare le condizioni perché arrivino realmente alle imprese. In una fase caratterizzata dall’aumento dei costi di produzione e dalla compressione dei margini, ogni misura di sostegno deve poter esprimere pienamente la propria efficacia. Tempi troppo stretti rischiano di trasformare un’opportunità concreta in un beneficio soltanto parziale“.

Per questo il Consiglio direttivo regionale chiede di superare la logica degli interventi emergenziali e di adottare strumenti strutturali per contenere i costi energetici, con risorse certe, accessibili e disponibili in tempi ragionevoli. Una condizione indispensabile per consentire alle imprese agricole di programmare la prossima annata e salvaguardare la continuità produttiva e la competitività dell’agricoltura regionale.

Nota per le redazioni – I numeri del caro gasolio agricolo

Il provvedimento annunciato dal Governo prevede uno stanziamento di 60 milioni di euro, destinato a un contributo a fondo perduto fino al 20% della spesa ammissibile per il carburante acquistato tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026, con un limite massimo di 45 centesimi al litro. Il Ministero dell’Agricoltura ha indicato circa 121 milioni di litri interessati dalla misura.

Il ministro Francesco Lollobrigida ha dichiarato che il precedente stanziamento di 100 milioni di euro ha sostenuto oltre 138.000 imprenditori agricoli. Secondo il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), le imprese agricole italiane rilevate dal registro statistico ISTAT ASIA Agricoltura erano invece 401.120 nel 2020. Si tratta di platee differenti, che non identificano necessariamente i beneficiari del nuovo contributo.

Una simulazione puramente aritmetica, utilizzando i 138.000 beneficiari del precedente intervento come termine di confronto, porterebbe a una media teorica di circa 435 euro per azienda. Nell’ipotesi di una platea di 400.000 imprese, la media scenderebbe a 150 euro.

Analogamente, suddividendo i 121 milioni di litri indicati dal Governo tra le due platee ipotizzate, si otterrebbero rispettivamente circa 877 e 303 litri per impresa. Questi rapporti, calcolati separatamente, non rappresentano né i contributi effettivamente spettanti né i quantitativi assegnati alle aziende.

Per comprendere la dimensione dei consumi, una mietitrebbia impegnata nella raccolta può consumare circa 240 litri di gasolio in una giornata di lavoro, con valori anche sensibilmente superiori per macchine di maggiore potenza utilizzate intensivamente.

Il confronto evidenzia la necessità di valutare gli aiuti in rapporto ai consumi effettivi e alle esigenze produttive delle imprese agricole.