{"id":7872,"date":"2026-02-05T09:27:13","date_gmt":"2026-02-05T08:27:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.confagricoltura.org\/bologna\/?p=7872"},"modified":"2026-02-05T09:27:13","modified_gmt":"2026-02-05T08:27:13","slug":"aziende-faunistico-venatorie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.confagricoltura.org\/bologna\/aziende-faunistico-venatorie\/","title":{"rendered":"Aziende faunistico venatorie."},"content":{"rendered":"<p><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Nella finanziaria 2026, tra i 973 commi che compongono le 160 pagine del testo bollinato attualmente all\u2019esame del Parlamento, si prevede un significativo passaggio normativo teso a chiarire la natura delle aziende faunistico venatorie, le tanto vituperate (in passato) \u201criserve di caccia\u201d. Per contestualizzare l\u2019istituto non \u00e8 inutile rammentare le origini storiche delle riserve che hanno le radici nel medioevo poich\u00e9 al servizio della caccia dei nobili e dei signori feudali. In ogni caso le riserve, anche nel lontano medioevo, hanno inscindibilmente svolto altre e pi\u00f9 \u201csociali\u201d funzioni, in specie per la conservazione della fauna selvatica e la protezione della fauna dalla caccia incontrollata e massiva e dal bracconaggio; le riserve di caccia in alcuni ambiti territoriali furono vocate alla produzione di carne di selvaggina a vantaggio delle popolazioni locali.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-justify para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">In passato gi\u00e0 si era accentuato il ruolo delle riserve nell\u2019ambito della ricerca scientifica, di fatto le riserve, in nuce, hanno rappresentato un primo elemento per la protezione degli ambienti naturali, svolgendo funzioni maieutiche, educando e sensibilizzando le popolazioni locali circa il valore della conservazione della fauna selvatica e degli ecosistemi naturali.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-justify para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Dal punto di vista giuridico \u00e8 importante notare come le riserve di caccia abbiano sempre rappresentato una fortissima limitazione del diritto di propriet\u00e0: storicamente, infatti, i proprietari dei terreni non hanno mai concretamente potuto vietare ai cacciatori l&#8217;ingresso sui propri fondi agricoli; il principio form\u00f2 oggetto di discussione gi\u00e0 nel primo codice civile unitario del 1865 che, pur salvaguardando le normative locali sulla caccia,<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">all\u2019art. 712, introduceva alcuni limiti (sancendo sostanzialmente lo jus probibendi) stabilendo che \u201cNon \u00e8 tuttavia lecito introdursi nel fondo <\/span><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">altri contro il divieto del possessore\u201d. Successivamente con la Legge 24 giugno 1923 n. 1420 recante \u201c Provvedimenti per la protezione della selvaggina e l\u2019esercizio della caccia\u201d vennero sancite regole pi\u00f9 moderne in tema faunistico venatorio arrivando, al demanio pubblico forestale si assegnava il ruolo di rifugio e ripopolamento della selvaggina, prevedendo che in ogni provincia si dovesse implementare un luogo atto allo scopo, ai privati anche consorziati era concesso di istituire bandite di caccia comportanti, per chiunque, il divieto di caccia; istituite anche le riserve di caccia (art. 8) comportanti limitazioni, essendo necessario &#8211; per l\u2019ingresso nella riserva &#8211; il consenso del proprietario del terreno; definite poi norme per l\u2019esercizio venatorio nell\u2019ambito della riserva, come (art. 19) nell\u2019ambito generale mediante un apposito calendario; altra norma (art. 21) stabiliva sostanzialmente l\u2019abolizione del pregresso divieto di ingresso sui fondi privati, seppur a determinate condizioni (terreni incolti, assenza di colture in campo, ambiti paludosi e vallivi, nelle zone umide), vietate (art. 22) alcune metodologie di caccia (reti, richiami vivi, uccellagione ecc..), per cacciare serviva (art. 15) infine un apposito permesso rilasciato dall\u2019autorit\u00e0. In definitiva con la citata legge venne abolito il diritto del proprietario di vietare l&#8217;ingresso nei fondi rimanendo interdetto l\u2019accesso dei cacciatori privati nelle adiacenze delle case, ville, parchi, ai fondi chiusi come ai terreni nei quali erano presenti ed in atto coltivazioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">La legge (come il correlativo Testo Unico, sulla protezione della fauna e per l&#8217;esercizio della caccia, del 1939) ha conservato validit\u00e0 sino a tempi recenti e fu sostanzialmente recepita dal codice civile che, all\u2019art. 842, stabilisce il principio secondo cui \u201cIl proprietario di un fondo non pu\u00f2 impedire che vi si entri per l&#8217;esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. \u201cSulle riserve di caccia intervenne (a modifica del T.U. del 1939) la legge 2 agosto 1967 n. 799 che, all\u2019art. 13, ebbe a chiarire che le \u00ab\u00abriserve di caccia hanno lo scopo di incrementare la produzione della selvaggina, anche per favorirne l&#8217;irradiamento nei terreni circostanti ed agevolare la sosta delle specie migratorie\u00bb, attribuendo chiaramente poteri regolatori e concessori (dapprima allo Stato) e ora alle Regioni, sancendo un interesse pubblico preminente. Il pregiudizio nei confronti delle \u201criserve di caccia\u201d, ritenute da alcuni mero vantaggio dei \u201cricchi\u201d, risiede nello scambio sotteso alla normativa: per la conservazione e l\u2019incremento della fauna selvatica locale, l\u2019attivit\u00e0 di facilitazione per consentire la sosta dei migratori, come per il ripristino di ambiti territoriali, la tutela degli habitat onde consentire la vita della alla fauna, come ancora per compensare gli oneri correlati alle riserve (finanziarie e tecnico-produttive) poste in capo ai concessionari, la pubblica amministrazione concede agli stessi l\u2019esclusivo diritto di caccia. La precedente legislazione sostanzialmente fondava sulle riserve di caccia private la migliore e compatibile gestione del patrimonio faunistico teso all\u2019 incremento delle specie cacciabili, alla tutela degli ambienti naturalistici ed ecologici.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Con la legge 27 dicembre 1977 n. 968 viene ridisegnato, allo scopo della pi\u00f9 accentuata tutela della fauna &#8211; che diventa (art. 1) patrimonio indisponibile dello Stato &#8211;<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">il quadro normativo sostanzialmente delegando alle Regioni tutta la gestione amministrativa della materia (art. 5)<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">e definendo per gli interventi<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">nel settore della caccia (art. 6) la istituzione di oasi di protezione e sosta, zone di ripopolamento e cattura,centri pubblici di produzione di selvaggina anche allo stato naturale, centri privati di produzione di selvaggina anche allo stato naturale, zone di addestramento cani; affidata alle associazioni (art. 15) la gestione sociale del territorio.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\">\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Il punto, peraltro, pi\u00f9 rilevante per le riserve di caccia si trova all\u2019art. 36 della legge secondo cui in sostituzione delle riserve, nate nel medioevo, nascono le aziende faunistico-venatorie che hanno come scopo \u201cil mantenimento, l&#8217;organizzazione e il miglioramento degli ambienti naturali anche ai fini dell&#8217;incremento della fauna selvatica\u201d anche attraverso \u201cpiani annuali di ripopolamento e di abbattimento della selvaggina compatibili con le finalit\u00e0 naturalistiche e faunistiche\u201d. Ancora pi\u00f9 pregnante risulta la successiva legge 11 febbraio 1992 n. 157<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">recante &#8220;Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio&#8221; che, con l\u2019art. 16, disciplina ulteriormente le aziende faunistico venatorie (come enti senza fini di lucro) e la caccia all\u2019interno delle stesse; la norma definisce anche le aziende agri-turistico-venatorie \u201cai fini di impresa agricola\u201d, sottoposte a procedure autorizzative regionali (e tassa di concessione); in tali aziende sono consentiti sia l&#8217;immissione e l&#8217;abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento; le aziende agri-turistico-venatorie devono, secondo legge, essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico, coincidere preferibilmente con il territorio di una o pi\u00f9 aziende agricole ricadenti in aree di agricoltura svantaggiata ovvero in aree dismesse da interventi agricoli, per inciso ancora le aziende agri-turistico-venatorie nelle zone umide e vallive dovranno comprendere necessariamente bacini artificiali e fauna acquatica di allevamento.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Le fonti normative appaiono oggi datate e probabilmente da aggiornare, anche alla luce delle competenze legislative regionali in materia, ex art. 117 Cost., sempre pi\u00f9 pervasive, anche in considerazione della incertezza normativa, sotto il profilo fiscale, che da sempre \u00e8 propria del settore faunistico ed in specie delle aziende faunistico venatorie, in se\u2019 considerate, sino ad oggi, soggetti senza scopo di lucro.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Con la finanziaria 2026<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">(al comma 788) viene introdotta una norma che tende ad equiparare le aziende faunistico venatorie alle imprese che potranno essere organizzate, nel segno della multifunzionalit\u00e0, sotto forma di impresa individuale o collettiva, consentendo la valorizzazione, soprattutto nelle zone svantaggiate delle aziende in senso turistico (come gi\u00e0 oggi per l\u2019enoturismo) o per lo sfruttamento economico della selvaggina.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Nel concreto la previsione contempla, integrando il comma 1 dell&#8217;articolo 16 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, l\u2019inserimento della lettera a-bis) che consente di \u201cautorizzare, regolamentandola, l&#8217;istituzione di aziende faunistico-venatorie, organizzate in forma di impresa individuale o collettiva, soggette a tassa di concessione regionale.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Le concessioni sono corredate di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l&#8217;obiettivo naturalistico e faunistico, conservando, ripristinando e migliorando l&#8217;ambiente naturale e la sua biodiversit\u00e0. In tali aziende la caccia \u00e8 consentita nelle forme e nei tempi indicati dal calendario venatorio secondo i piani di abbattimento\u201d e della lettera a-ter) che consente di \u201cautorizzare, su richiesta dei concessionari interessati, la conversione delle aziende faunistico-venatorie in uno dei tipi di cui alle lettere a) e a-bis\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Con tale previsione si dovrebbe risolvere il contenzioso (con l\u2019 l&#8217;Agenzia delle Entrate)<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">in atto proprio in merito al trattamento fiscale delle<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">entrate economiche conseguenti alla attivit\u00e0 svolta dalle aziende e derivanti dall\u2019attivit\u00e0 venatoria e dai servizi correlati: con questa<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">nuova disposizione la finanziaria tali cespiti saranno da considerarsi come redditi derivanti dall\u2019esercizio dell\u2019attivit\u00e0 propria dell\u2019impresa agricola poich\u00e9 esplicate, ex art. 2125 cod. civ., dall\u2019imprenditore agricolo<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">in via complementare.<\/span> <span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">Tale previsione peraltro abbisogner\u00e0 di una (non facile) normativa regionale, a completamento della scarna regola introdotta, al fine da dare corpo sul territorio alla istituzione della nuova tipologia di ente venatorio, non pi\u00f9 privo di scopi lucrativi ma pienamente inserito nel contesto dell\u2019impresa.<\/span><\/p>\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-justify para-style-body\">\n<p class=\"cvGsUA direction-ltr align-justify para-style-body\"><span class=\"a_GcMg font-feature-liga-off font-feature-clig-off font-feature-calt-off text-decoration-none text-strikethrough-none\">(M. Mazzanti)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella finanziaria 2026, tra i 973 commi che compongono le 160 pagine del testo bollinato attualmente all\u2019esame del Parlamento, si prevede un significativo passaggio normativo teso a chiarire la natura delle aziende faunistico venatorie, le tanto vituperate (in passato) \u201criserve di caccia\u201d. 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