Consorzio Agrario: sorpresa amara per i soci di Reggio Emilia, Modena e Bologna. Doveva essere un affare, si è rivelato un boccone indigesto

SERVIZIO da TG REGGIO, TELEREGGIO

Doveva essere, se non proprio un affare, quantomeno l’occasione di ampliare clientela e base sociale praticamente a costo zero. E invece per il Consorzio Agrario dell’Emilia l’incorporazione del Consorzio di Ferrara si sta rivelando un boccone indigesto. Ai soci reggiani, modenesi e bolognesi, nelle assemblee del maggio dell’anno scorso, fu spiegato che l’incorporazione del Consorzio di Ferrara avrebbe rafforzato il patrimonio del Consorzio dell’Emilia. Il bilancio 2014 indicava un patrimonio netto contabile di oltre 11 milioni. Altre stime dicevano che, anche nel caso di svalutazioni prudenziali, l’apporto sarebbe stato di almeno 6 milioni.
A conti fatti, però, il risultato è stato ben diverso: il bilancio 2016 del Consorzio dell’Emilia evidenzia un disavanzo di fusione di 8,4 milioni di euro, appena mitigato dagli 800 mila euro di avanzo derivanti dall’incorporazione di un altra realtà ferrarese, il Consorzio interregionale di servizi agricoli collettivi Cisac.
Difficile capire come sia stato possibile un abbaglio di queste proporzioni nella stima del valore patrimoniale del Consorzio di Ferrara. Basti dire che l’azienda incorporata ha apportato 32,5 milioni di debiti, ma solo 17 milioni di crediti. Quel che è certo è che per i soci del Consorzio dell’Emilia l’operazione non è indolore: il disavanzo da fusione è stato portato a riduzione delle riserve patrimoniali, passate da oltre 24 milioni di euro a meno di 17. L’indebitamento bancario, invece, dopo la fusione sfiora i 67 milioni di euro. Un’esposizione che l’anno scorso è costata al Consorzio dell’Emilia quasi 4 milioni di interessi passivi e oneri finanziari.

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