Manifestazione Bologna: presenti gli agricoltori reggiani con la dirigenza dell’Associazione “Serve cambio di passo”

A Bologna erano presenti oltre 50 agricoltori reggiani assieme al Presidente di Confagricoltura Reggio Emilia, Marcello Bonvicini e il Direttore, Roberto Iotti

13096091_1020943221286990_6143510910551467848_n

In migliaia hanno manifestato a Roma, Bologna e Catanzaro con Cia, Confagricoltura e Copagri sotto lo slogan “Ei fu…siccome immobile”. Servono risposte urgenti contro lo stallo istituzionale sui problemi del settore: gli agricoltori aspettano ancora 600 milioni di euro di pagamenti comunitari e nel frattempo scontano una burocrazia elefantiaca che costa 4 miliardi l’anno e prezzi sui campi anche dimezzati rispetto all’anno scorso. Nel frattempo l’embargo russo ha già fatto perdere al comparto 355 milioni di euro e il consumo di suolo continua a ritmi di 56 ettari al giorno. “Ora basta, bisogna fare e non annunciare”.
All’insegna dello slogan “Ei fu…siccome immobile”, Cia, Confagricoltura e Copagri hanno manifestato a Roma, Bologna e Catanzaro chiedendo risposte precise e immediate su una situazione di grave rischio per la sopravvivenza delle aziende.
“Vogliamo produrre cibo di qualità e non carte in quantità”. E ancora: “Agricoltori zero euro” e “Le vacche non mangiano chiacchiere”. Con cartelli come questi migliaia di agricoltori sono scesi in piazza per sottolineare lo stallo istituzionale e ottenere interventi per fronteggiare le emergenze del settore.
Hanno aderito anche gli agricoltori di Alpaa, Uci, Ugc e Aic “armati” di bandiere e palloncini, per lanciare un grido d’allarme: dal 2000 a oggi hanno chiuso oltre 310 mila imprese del settore primario.
Un numero enorme che può salire ancora vertiginosamente se non si mette mano ai tanti problemi “in campo”: i ritardi nei pagamenti comunitari, la burocrazia asfissiante, i prezzi all’origine in caduta libera e le vendite sottocosto, le incognite dell’embargo russo, gli investimenti bloccati, la difesa del “made in Italy”, la cementificazione del suolo, l’abbandono delle aree rurali, i danni da fauna selvatica.

Eppure, oggi come quindici anni fa, il comparto continua a scontare questioni non risolte, dalla burocrazia ai prezzi sul campo, che schiacciano inesorabilmente il reddito, impedendo innovazione e sviluppo. Basti pensare che solo la macchina amministrativa -tra ritardi, lungaggini, disservizi e inefficienze- sottrae all’agricoltura 4 miliardi di euro. Ogni azienda è costretta a produrre ogni anno 4 chilometri di materiale cartaceo per rispondere agli obblighi burocratici, “bruciando” oltre 100 giornate di lavoro. Per non parlare del crollo vertiginoso dei prezzi alla produzione e della forbice esorbitante nella filiera tra i listini all’origine e quelli al consumo, dove in media per ogni euro speso dal consumatore finale, solo 15 centesimi vanno nelle tasche del contadino. Solo per fare alcuni esempi -spiegano Cia, Confagricoltura e Copagri- le arance sono pagate agli agricoltori il 40% in meno di un anno fa: ovvero 18 centesimi al chilo, contro i 2 euro al supermercato, con un rincaro che dal campo alla tavola tocca il 1111%. O ancora un agricoltore, per pagarsi il biglietto del cinema, deve vendere 30 chili di melanzane che oggi “valgono” 26 centesimi al kg (-61% in un anno), mentre al consumatore vengono proposte a 1,90 euro con un ricarico del 731%. A problemi annosi come questi, si somma la vicenda dell’embargo russo: tra frutta, verdura, carni e prodotti lattieri, il blocco di Mosca alle nostre produzioni agricole è costato finora 355 milioni di euro, con esportazioni “made in Italy” dimezzate in quasi due anni. Senza dimenticare il dato relativo al consumo di suolo agricolo, che negli ultimi decenni è cresciuto dal 3% al 7,3% erodendo 56 ettari di terra al giorno, convertiti in cemento, con effetti preoccupanti per la tenuta idrogeologica del Paese.
Per tutti questi motivi, Cia, Confagricoltura e Copagri sono scese in piazza. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, la politica e le istituzioni a cui è stato consegnato un “documento-piattaforma” di proposte chiare e concrete a sostegno del settore. Per le organizzazioni agricole, occorre innanzitutto modificare la Pac nella riforma di medio periodo e ripensare radicalmente al suo futuro: accrescere i pagamenti accoppiati ai settori in crisi, ripensare il greening, semplificare radicalmente gli strumenti di gestione del rischio, anche a tutela del crollo dei prezzi. Poi, bisogna favorire un’economia contrattuale più equa e trasparente, anche sviluppando gli organismi interprofessionali, perché la filiera torni a essere un luogo di creazione di valore, distribuito equamente tra tutte le sue componenti. In più, è necessario lanciare immediatamente le azioni del Psr, ma anche i vari interventi nazionali discussi da tempo, come le varie misure del piano latte o di quello olivicolo. E’ altresì importante condurre una completa valutazione di impatto sugli effetti delle concessioni su alcuni mercati e applicare idonee misure di salvaguardia nonché il principio di reciprocità negli scambi commerciali con i Paesi terzi. Questo anche per evitare di importare materiali di propagazione infetti e soprattutto per bloccare l’import di alimenti prodotti con fitofarmaci vietati in Italia e in Europa.
Quanto al rapporto con la Pubblica amministrazione, bisogna riavviare il dibattito e rilanciare il progetto del Ministero dell’Agroalimentare, che unisca le competenze delle Politiche agricole e delle Politiche industriali dell’agro-food, e affrettare l’approvazione del “Collegato agricolo” con i necessari provvedimenti sulla semplificazione burocratica. Inoltre è necessario riformare radicalmente il sistema Agea e degli altri Enti Pagatori, superando i ritardi inaccettabili nei pagamenti degli anni scorsi e la totale incertezza sui valori e sui tempi di quelli futuri. Infine, occorre emanare al più presto una legislazione e una programmazione a difesa del suolo per ridurre il suo consumo e assicurare stabilità idrogeologica, salvaguardando e valorizzando il ruolo delle imprese agricole.
“Tematiche fondamentali che vanno affrontate e risolte al più presto -concludono Cia, Confagricoltura e Copagri- e che devono essere comprese anche dall’opinione pubblica. Perché il settore primario ha un valore inestimabile a livello produttivo, culturale e di salvaguardia dell’ambiente che deve essere sostenuto e non lasciato, appunto, nell’immobilità”.

Burocrazia
Tra ritardi, lungaggini, disservizi e inefficienze ogni impresa agricola:

• Produce all’anno 4 km di materiale cartaceo;
• Per una sola pratica PSR, utilizza in media oltre 2Kg di carta;
• “Brucia” cento giornate di lavoro all’anno;

Prezzi (medi)
LATTE
• Alla stalla (marzo 2016): 0,33 euro/litro (-23% in due anni)
• Al consumo: 1,70 euro/litro

MELE
• All’origine: 0,60 euro/Kg
• Al consumo: 2 euro euro/Kg

PERE
• All’origine: 0,88 euro/Kg
• Al consumo: 2,20

KIWI
• All’origine: 0,75 euro/Kg (-25% in un anno)
• Al consumo: 2,50 euro/kg

ARANCE
• All’origine: 0,18 euro/Kg (-40% in un anno)
• Al consumo: 2 euro/Kg

POMODORI (serra)
• All’origine: 0,44 euro/Kg (-30% in un anno)
• Al consumo: 2,30

ZUCCHINE (serra)
• All’origine: 0,47 euro/Kg (-50% in un anno)
• Al consumo: 1,85

MELANZANE (serra)
• All’origine: 0,26 euro/Kg (-61% in un anno)
• Al consumo: 1,90 euro/Kg

LATTUGA
• All’origine: 0,32 euro/Kg (-25% in un anno)
• Al consumo: 1 euro/Kg

PRODOTTO PREZZI MEDI (€/kg) RINCARI %
ORIGINE CONSUMO
Latte 0,33 1,7 515%
Mele 0,6 2 333%
Pere 0,88 2,2 250%
Kiwi 0,75 2,5 333%
Arance 0,18 2 1111%
Pomodori (serra) 0,44 2,3 523%
Zucchine (serra) 0,47 1,85 394%
Melanzane (serra) 0,26 1,9 731%
Lattuga 0,32 1 313%

Embargo Russo
• A partire dal suo inizio (agosto 2014) e fino al 31 gennaio 2016: tra frutta, verdura, carni e prodotti lattieri, l’embargo è costato agli agricoltori italiani 355 milioni di euro.
• Se si guarda a tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy, le esportazioni verso la Russia negli ultimi due anni si sono dimezzate.

Consumo di suolo
• Negli ultimi 65 anni, il consumo di suolo agricolo è aumentato dal 3% al 7,3%.
• Sono stati persi 56 ettari al giorno.
• Per ogni cittadino si consumano 350 metri quadrati di superficie agricola all’anno.

 

Ultima modifica:

E tu, cosa ne pensi?