“Lambrusco, si deve creare un distretto unico” intervista alla Presidente del settore viticolo Erika Sartori

Il mondo del Lambrusco si mobilita e va in Europa per ottenere il riconoscimento della zona di origine, il marchio IGT, Indicazione geografica tipica. Proprio a quella Europa che poche settimane era intenzionata a colpire questo prodotto “liberalizzandone” il marchio, i produttori rispondono decisi e assieme agli Enti di tutela e alle Istituzioni hanno fatto il primo passo durante il Vinitaly che si è chiuso a Verona e che ha registrato un elevato e rinnovato interesse all’indotto del wine.  E’ stato infatti presentato il Testo Unico per il Lambrusco, cosa vuole dire in concreto lo spiega Erika Sartori da un anno Presidente del settore viticolo di Confagricoltura Provinciale “Vogliamo la creazione di un distretto unico che comprenda le zone di produzione del nostro vino cioè Reggio Emilia, Modena, Parma, Mantova e parte di Bologna. Un Cluster con un giro d’affari che vale 600 milioni di euro, capace di muoversi in modo imprenditoriale dando forza al comparto, capace di attirare investimenti, contrastare le contraffazioni e di fare fronte comune per fare conoscere sempre di più il nostro Champagne con le bollicine” . Il paragone non è azzardato, si vogliono replicare le stesse dinamiche di marketing territoriale “chi beve uno champagne sa che viene prodotto in una regione francese, quindi è capace di raccontare una zona così dev’essere per il nostro frizzante che ricordiamo- continua Sartori- nasce dal vitigno che porta il suo nome, vuole secco e non deve più essere considerato solo un vino da pasto a poco prezzo ma deve essere riconosciuto come prodotto con una Dop unica e di elevata e riconosciuta qualità grazie all’impegno di tutta la filiera”.  Emerge anche che nell’ultimo periodo nonostante un rinnovato interesse al prodotto, il mercato del Lambrusco è statico, cala la domanda tanto che se nel 1970 si consumavano pro capite 165 litri all’anno oggi se ne bevono appena 40 litri annui. Nel reggiano ci sono 7.598 ettari a vigneto contro gli 8.628 di dieci anni fa. Il consumatore “tipo” che conosce il vino e lo sa apprezzare è dai 25 ai 40 anni, sotto i 25 si beve di tutto oltre i 45 si guarda il prezzo.  Che strumenti ha il consumatore per scegliere? “Il prezzo è l’indicatore principale- spiega ancora la Presidente- un buon lambrusco non dovrebbe andare sotto i 2 euro e 50”

(pubblicato su Il Resto del Carlino Reggio del 14 aprile 2016)

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