CONFAGRICOLTURA: POSITIVO L’USO DEI FANGHI DI DEPURAZIONE IN AGRICOLTURA

Casagrande: l’approccio scientifico individua le soluzioni che aiutano imprese e ambiente

 

“Siamo soddisfatti per l’approfondimento della tematica e per i risultati emersi dal convegno “Nuovi protocolli per un’agricoltura 4.0 – I fanghi di depurazione nell’era dell’economia circolare” che si è tenuto il 15 maggio presso l’Università Cattolica” – a sottolineare il positivo riscontro è il direttore di Confagricoltura Piacenza, Marco Casagrande. “L’evento – prosegue Casagrande – ha raccolto attorno a un unico tavolo esperti nazionali tra i rappresentanti del settore agricolo, di produttori e gestori di impianti e di organismi preposti al controllo e al monitoraggio del sistema e ha generato un dibattito costruttivo da cui è stato confermato che i fanghi di depurazione in agricoltura sono una risorsa per l’apporto di sostanza organica. All’interno di un’economia circolare, si tratta di riportare nel terreno sostanze necessarie e che spesso risultano carenti”.  Tra i partecipanti della tavola rotonda, moderata da Jacopo Gilberto, giornalista de Il Sole 24 Ore, anche il direttore dell’Area Sviluppo Sostenibile e Innovazione di Confagricoltura nazionale, Donato Rotundo. “Il passare dalla cultura dello scarto a quella della prevenzione del riciclo e della valorizzazione economica – ha sottolineato Rotundo –   è una delle principali sfide dell’economia circolare. E l’agricoltura, che è il perno delle nuove strategie europee sulla bioeconomia legate al migliore utilizzo delle biomasse, non solo per fini alimentari, può dare un grande contributo anche al riutilizzo dei fanghi di depurazione come biofertilizzanti. Ma ciò deve avvenire a determinate condizioni. Occorre operare nell’ambito di un più vasto progetto dedicato al suolo per il reintegro della sostanza organica, utilizzando in modo razionale i biofertilizzanti esistenti nel territorio, a partire dagli effluenti zootecnici, al digestato prodotto dagli impianti agricoli di biogas, al compost e quindi ai fanghi depurazione. Occorre un accordo di filiera tra tutti i soggetti coinvolti nella produzione ed utilizzo della sostanza organica garantendo qualità, certificazione, controllo. Percorso in cui è indispensabile coinvolgere anche i cittadini attraverso una loro accurata informazione per far conoscere l’importanza anche economica in termini di risparmio di costi per la collettività dell’utilizzazione agronomica e non dello smaltimento in discarica che si deve quindi concretizzare in una maggiore accettabilità del processo e del lavoro che svolgono le imprese agricole”.  “In linea con quanto sosteniamo da tempo come Confagricoltura – ha proseguito Casagrande – con il supporto degli adeguati strumenti scientifici, un corretto controllo e l’applicazione delle normative è possibile valorizzare i sottoprodotti di lavorazione agroindustriale, così come i fanghi di depurazione, che, attraverso pratiche virtuose, sono in grado di dare grandi risultati in termini di efficacia agronomica, garantendo la tutela dell’ambiente”. I fattori che determinano l’effettiva trasformazione di un fango da rifiuto a risorsa sono infatti il controllo analitico, l’applicabilità e il virtuoso utilizzo. “Ricordiamo – rimarca Casagrande – che soprattutto i sottoprodotti di derivazione dell’industria agroalimentare e il biodigestato sono ottimi fertilizzanti che possono essere utilizzati per l’apporto di sostanza organica al terreno, mentre hanno sempre dovuto scontare un pregiudizio nei confronti del loro impiego. E’ importate che l’approccio, caratterizzante l’economia circolare e finalizzato alla valorizzazione delle risorse che altrimenti andrebbero perdute, sia su base scientifica”. Per quanto riguarda i fanghi di depurazione dal convegno è emerso come un’attenzione particolare sia sempre stata posta sui controlli relativi ai metalli pesanti, che in generale sono a livelli accettabili, mentre negli ultimi anni si sono aggiunti anche controlli relativi alle molecole potenzialmente cancerogene di origine organica. Roberto Mazzini di Utilitalia, società che gestisce il depuratore di Milano, ha rimarcato come i fanghi di depurazione siano sottoposti ai più severi controlli e come sia importante una buona gestione del depuratore per avere fanghi con le caratteristiche necessarie per essere un fertilizzate di qualità. Dell’utilità dei fanghi di depurazione biologica in risicoltura, specie se gessati, ha parlato Marco Romani dell’Ente Nazionale Risi. L’apporto di ammendanti e correttivi è necessario in risicoltura, dove l’uso corretto dei fanghi può contrastare l’impoverimento del terreno dovuto alla coltivazione in ambiente asfittico. “Restano certamente aspetti su cui lavorare – ha riportato Casagrande – come ad esempio la necessità di correggere l’impatto odorigeno dei sottoprodotti, ma ben venga l’uso sapiente di risorse che altrimenti andrebbero sprecate. Un plauso all’Università, in particolare al professor Trevisan, Preside della Facoltà di Scienze Agrarie, che ha coordinato questa iniziativa che ha portato il dibattito finalmente su base scientifica, prendendo in considerazione caratteristiche effettive e reali possibilità d’impiego.  Gli agricoltori – ha concluso Casagrande – sono i primi soggetti che intendono tutelare e preservare il terreno, che hanno come patrimonio e a tutto pensano tranne che a inquinarlo. Serve un approccio funzionale all’innovazione, alla produttività e al miglioramento, basta col mettere a tacere la scienza e decidere sulla base di timori”.

 

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