CONFAGRICOLTURA CHIEDE MISURE URGENTI PER IL CONTENIMENTO DELLA FAUNA SELVATICA

Gasparini: sul territorio qualche risultato grazie alla collaborazione con gli ATC

L’incremento incontrollato della popolazione di ungulati, sottolinea Confagricoltura, oltre ad essere motivo d’alterazione dell’ecosistema e quindi di compromissione della presenza delle altre specie autoctone, è sempre più causa di gravissimi danni alle attività agricole provocati dal massiccio sconfinamento di tali specie verso aree vocate e ad alta produttività. In vista della Conferenza Stato Regioni che si accinge a ridefinire alcuni passaggi della normativa sugli indennizzi dei danni alle culture agricole, Confagricoltura chiede che da un lato ci si adoperi a superare le limitazioni europee all’integrale risarcimento dei danni subiti ed ad armonizzare e semplificare le procedure, e che dall’altro si pongano le basi normative per un effettivo contenimento delle popolazioni selvatiche in rapporto alla sostenibilità territoriale, anche a garanzia dell’incolumità pubblica. “Concordiamo con quanto sostenuto da Confagricoltura nazionale – sottolinea Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza – anche se a livello territoriale qualche risultato, in termini di contenimento si è ottenuto, soprattutto grazie alla collaborazione con gli ATC che inizia a funzionare. Dobbiamo continuare su questa strada: gli abbattimenti nelle zone di segnalazione in bassa Val Trebbia e in Val Tidone hanno sortito qualche risultato. Certo, a giudicare dall’entità dei danni, soprattutto a carico delle foraggere, il problema è bel lontano dalla soluzione, tende, anzi, ad estendersi nelle zone più lontane dai fiumi dove gli ungulati stanno colonizzando anche terreni lontani dalle rive. Troppe leggi, troppi impedimenti e accorgimenti regolano l’attività delle squadre degli ATC – sottolinea Gasparini – specialmente nelle zone dei parchi. Una volta comprovata la loro capacità, invece, queste squadre di selettori dovrebbero potersi muovere con più autonomia, visto il loro impegno e gli oneri che sostengono per il lavoro in squadra”. Confagricoltura Piacenza ricorda che, come prevede la procedura, è possibile tramite l’Ambito Territoriale Caccia di competenza inoltrare domanda per richiedere il piano di controllo sulla specie cinghiale nella zona interessata dal danno e l’ATC insieme alla Provincia provvede di conseguenza, in base alla segnalazione ricevuta dall’agricoltore, a organizzare una battuta di contenimento. “A livello nazionale sussiste poi un problema – spiega Gasparini –  a differenza degli altri Stati europei, la fauna selvatica in Italia è considerata proprietà indisponibile dello Stato e di conseguenza lo stesso si deve fare carico dei danni. Confagricoltura ha presentato alla Comunità europea, tramite la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un’istanza, in merito al risarcimento dei danni da fauna selvatica, che evidenzia in modo estremamente chiaro chi è titolare del diritto di proprietà del bene ‘fauna selvatica’ e le modalità per la formazione dei fondi regionali finalizzati al ristoro dei danni subiti dai proprietari o conduttori dei fondi, ma anche che il conseguente intervento finanziario è effettuato a titolo di risarcimento o indennizzo da chi (Amministrazione pubblica) giuridicamente ha la responsabilità civile sulla fauna selvatica e di conseguenza l’onere di provvedere al risarcimento dei danni da essa arrecati. Ne consegue che il risarcimento dei danni causati sull’intero territorio italiano da fauna selvatica non può trovare applicazione nella normativa europea disciplinante gli aiuti di stato provocando ingiustificate penalizzazioni a carico degli agricoltori italiani e ingiustificati vantaggi all’amministratore che non ha esercitato il proprio dovere di gestione e controllo”.

foto di repertorio con danni da cinghiali allo stoccaggio dell’insilato

 

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