GRANDI COLTURE: CABINA DI REGIA E CONVERGENZA SULL’INTERPROFESSIONE

Gli obiettivi emersi dal Focus di filiera organizzato da Confagricoltura

 

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“Servono interprofessione e contratti di filiera, maggiore sinergia e concertazione tra le parti economiche – industria in primis –  per recuperare margini di competitività sul mercato dei cereali, sull’esempio ‘qualitativo’ della francese Agrimer. Ma anche miglioramento del sistema di stoccaggio e produzione di grano duro made in Italy di qualità” – spiega Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza che ha seguito il focus “Frumento e grandi colture: per una strategia dell’interprofessione” organizzato a qualche giorno fa Roma da Confagricoltura in collaborazione con L’Informatore Agrario. Al tavolo, oltre al presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, alcuni tra i più importanti attori nazionali e internazionali del comparto, tra cui il presidente di Assalzoo, Alberto Allodi, il presidente AIDEPI, Paolo Barilla, e il presidente di Italmopa, Ivano Vacondio. Jean-François Gleizes, presidente di Passion Céreales e membro del Consiglio specializzato Cereali di France AgriMer ha portato l’esperienza francese: “Attraverso il nostro organismo interprofessionale – ha spiegato – abbiamo creato un rapporto quasi permanente tra gli attori, che permette di superare i momenti difficili. La produzione in Francia è pari a 1,5 mln di tonnellate di granelle, contiamo entro il 2020 raddoppiare la produzione grazie ad una filiera organizzata da monte a valle. La filiera in questo senso è il nocciolo duro degli scambi dove mettiamo tutto sul tavolo: produttori, ricerca, selezione, trasformazione e cooperazione”.  “Concordo con le dichiarazioni di Paolo Barilla, presidente di AIDEPI – sottolinea Chiesa – quando evidenzia che la Francia è un bel modello, ma la natura del nostro Paese è differente e non ancora pronta per soluzioni così avanzate. L’obiettivo deve però essere quello: costruire una filiera dove non c’è opposizione ma collaborazione. Noi dovremmo puntare ad avere un sistema più semplificato, che lavora su poche cose molto rilevanti per poi rafforzare la posizione verso l’export dei prodotti finiti. Per il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi: “Come filiera dobbiamo cambiare approccio ai problemi e trovare tra di noi le risposte a programmazione e destinazione delle produzioni, valorizzazione del made in Italy e quindi un prezzo soddisfacente nei vari passaggi dal campo allo stoccaggio fino alla trasformazione. L’obiettivo che ci dobbiamo porre è quello di costruire una ‘cabina di gestione’ dei rapporti di filiera di nuovo tipo, non diretti a tirare la coperta da una parte o dall’altra, ma finalizzati a costruire un modello di collaborazione tra imprese. Per parlare concretamente di mercato e definire il prezzo ma, soprattutto, per programmare il percorso di crescita del sistema, superando le vecchie logiche speculative. Per tutto ciò la sede ideale è l’interprofessione di prodotto”.  “Noi siamo assolutamente per l’interprofessione – sottolinea Chiesa – ma bisognerà vederne i contenuti, soprattutto di chi partecipa e tutta la filiera dovrà essere rappresentata. Se si vuole continuare a produrre grano duro e grano tenero è indispensabile a partire dall’ammodernamento dei centri di raccolta che è ormai superato. L’obiettivo principale resta quello di aumentare globalmente la quantità di qualità e ridurre il gap che ci connota come grandi importatori”.

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