POMODORO: NO AD ACCORDI AL RIBASSO

Lambertini: se un accordo è un’imposizione dannosa non va sottoscritto

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Oggi, 14 aprile, potrebbe essere una giornata determinante nella trattativa in corso per la prossima campagna del pomodoro da industria: si riunirà, infatti, a Parma il tavolo tra Op e industria di trasformazione. Mentre i produttori hanno già programmato, nell’incertezza, una riduzione del 10%, almeno, delle superfici dedicate alla coltura, si cerca di arrivare alla definizione di un accordo quadro, ma le posizioni sono ancora distanti e il prezzo di riferimento proposto dagli industriali è giudicato inaccettabile. A ribadirlo è Confagricoltura il cui presidente regionale della Sezione di Prodotto Pomodoro da Industria, Giovanni Lambertini, sottolinea: “Invitiamo i rappresentanti dei produttori a non far prevalere la frenesia di sottoscrivere un accordo che ci danneggia in partenza solo perché si avvicinano le scadenze del 30 aprile, data di riferimento per depositare i contratti di fornitura del pomodoro stipulati con l’industria di trasformazione e del 15 maggio, primo termine per richiedere il premio accoppiato. Le condizioni proposte, nonostante il calo delle superfici dedicate, sono di gran lunga peggiorative rispetto alla precedente campagna e non coprono neppure i costi produttivi, così non c’è margine di trattativa. Riteniamo – prosegue Lambertini – che con queste condizioni, come del resto è accaduto anche lo scorso anno, debba essere prorogata la scadenza del deposito dei contratti al 15 giugno e quindi pensiamo che ci sia tutto il tempo per una trattativa seria che salvaguardi i produttori e una delle produzioni più importanti della nostra agricoltura. Non ultimo – conclude Lambertini – da anni chiediamo che il prezzo di riferimento sia il più possibile corrispondente ai valori che saranno liquidati alle aziende agricole, abbandonando complesse tabelle quali-quantitative che introducono, invece di chiarire, elementi di aleatorietà. Non siamo disponibili ad accordi che facciano intendere un prezzo che poi, nei fatti, per effetto di un appesantimento delle valutazioni, portino ad un valore di realizzo sostanzialmente inferiore.”

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