Piano faunistico-venatorio, Marini: “Servono procedure più snelle”

“Non si possono chiedere pile di documenti e tanti passaggi burocratici per contenere la presenza di animali come volpi, piccioni e nutrie. Sarebbe invece necessario ridurre tutta questa burocrazia e prevedere procedure più snelle per attuare i piani di controllo nell’ambito del piano faunistico venatorio dell’Emilia Romagna”. A sostenerlo, con un vero e proprio appello alla Regione, è il presidente di Confagricoltura Parma Mario Marini, analizzando i contenuti del Piano faunistico venatorio, attualmente in fase di definizione a Bologna, che detterà la linea gestionale dei prossimi cinque anni.
“Serve una revisione vera e seria – sostiene Marini – delle norme attuative dei piani di controllo, con una presa d’atto di una situazione attualmente critica per il contenimento di alcune specie. La troppa burocrazia rende talvolta inefficaci i piani di contenimento per piccioni, volpi e nutrie. Non è possibile che per compiere interventi per ridurre la presenza di questi animali che provocano danni e rischi sanitari per le aziende agricole si debba sottostare ad una lunga trafila di passaggi burocratici che finiscono per rendere difficilmente realizzabili gli interventi stessi. Le comunicazioni richieste sono corrette, ma sarebbe essenziale renderle più snelle e semplificate. Al Servizio caccia e pesca della Regione e all’Ausl chiediamo di autorizzare in maniera più veloce questo tipo di interventi, come già accade per altre specie: il metodo di gestione già vigente per lo storno potrebbe essere un modello al quale ispirarsi. Concreti passi in avanti – analizza poi Marini – si sono fatti sul fronte degli ungulati, dove c’è stata un’effettiva presa di coscienza generale di una loro presenza eccessivamente massiccia e, di conseguenza, della necessità di prevedere modalità di intervento più incisive”.
Sul tema è intervenuto anche il presidente regionale di Confagricoltura Gianni Tosi.
“Sono troppi – sostiene Tosi – i 2,5 milioni di euro annui di risarcimento agli agricoltori, tra l’altro non tutti vengono indennizzati, per danni da fauna selvatica in Emilia Romagna: significa che le densità faunistiche sono eccessive e che gli strumenti di prevenzione sono stati sicuramente insufficienti. In più tale costo ricade alla fine su tutti i cittadini”.
Per Confagricoltura Emilia Romagna occorre individuare “nuove modalità di censimento con verifiche a campione delle densità, in particolare per gli ungulati, ed efficientare il sistema di prevenzione attraverso uno snellimento delle procedure nell’esecuzione dei piani di controllo. Per lo storno, che è una specie cacciabile in deroga, va resa possibile una drastica riduzione numerica attraverso piani di controllo efficaci e snelli. Bisogna andare avanti con lo strumento delle “segnalazioni agricole”, cioè al danno sulle coltivazioni deve seguire un’azione sui prelievi”. Tra gli appunti di Confagricoltura anche il fatto che il piano non chiarisca il futuro ruolo degli Atc-Ambiti territoriali di caccia che dovrà essere di primaria importanza nella realizzazione degli obiettivi del Piano faunistico venatorio. “Nel documento non si evince con la dovuta chiarezza il soggetto deputato alla prevenzione nelle aree protette e dalle specie protette. Non è chiaro chi fa che cosa. L’agricoltore non può continuare ad accollarsi i costi della prevenzione che invece spetterebbero all’ente pubblico: i bandi regionali non bastano e non rispondono alle varie problematiche”.

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