Miglioramento genetico NBT

La sigla NBT sta per New Breeding Techniques, cioè nuove tecniche di miglioramento genetico.

Essa comprende tutte le tecniche di correzione mirata del genoma, nota anche come genome editing. La più famosa è probabilmente CRISPR-Cas9, ma ce ne sono anche altre, come TALEN, ZFN, ecc. e i ricercatori periodicamente ne mettono a punto di nuove: la più recente è il prime editing. Sono tecniche accomunate dal fatto di fornire strumenti in grado di modificare una o poche basi del genoma della pianta con lo scopo di migliorarla a vari fini. Sono molto precise e relativamente semplici da usare, a patto di conoscere il DNA della pianta da editare e di aver un buon supporto da parte dell’informatica. Sono efficienti per il costo contenuto ed efficaci per le tante possibilità che offrono.

Da un punto di vista giuridico sono regolamentate in modo diverso a seconda del Paese. Molte nazioni le hanno già introdotte in commercio senza richiedere alcuna etichettatura, per l’equivalenza sostanziale con le piante che abbiamo sempre ottenuto per mutazione. In UE invece la Corte di Giustizia Europea ha sentenziato nel luglio 2018 che i prodotti delle NBT ricadono negli scopi della Dir. 18/2001, quella che regolamenta gli OGM. Cioè per la legge europea le piante frutto di editing sono da considerarsi sì equiparabili alla mutagenesi, ma vanno regolamentate come OGM essendo queste tecniche ancora recenti.

Da un punto di vista scientifico, invece, il mondo della ricerca ritiene fondamentalmente privo di senso un approccio che valuti la tecnica invece che il prodotto ottenuto. Pertanto buona parte del mondo scientifico sta chiedendo che l’UE riveda la propria posizione sulle NBT e le esenti dagli scopi della 18/2001; cioè chiede che non siano considerate OGM.

Sono nate a questo scopo molte iniziative, per esempio quella della Società Italiana di Genetica Agraria “Prima i Geni” (https://primaigeni.it/) e quella di Crops Matter, dei ricercatori dell’Università di Wageningen (https://www.growscientificprogress.org/?lang=it), entrambe attivamente sostenute e promosse da Confagricoltura.

Né il mondo della scienza né Confagricoltura intendono abbandonare gli OGM, anzi si continua a ribadire che essi sono uno strumento utile ad affrontare alcune avversità tipiche dell’agricoltura italiana e si sottolinea come la normativa in essere sia ormai obsoleta e il principio di precauzione non necessario ormai da tempo. Queste iniziative sottolineano anche le differenze fra OGM e NBT, soprattutto per efficacia e tipo di intervento. Confagricoltura da parte sua ritiene che tutte queste tecniche siano da considerarsi come strumenti nella cassetta degli attrezzi che i genetisti devono poter avere a loro disposizione per aiutare gli agricoltori a rispondere alle grandi sfide che hanno davanti: sfide di sostenibilità economica, di crescita demografica, di clima in cambiamento, di nuove avversità e patologie; sempre in un’ottica di sostenibilità ambientale. Il tutto in un contesto di comunicazione complesso, spesso governato da messaggi volti a sfruttare le paure dei consumatori con finalità di marketing.

Tra le ricerche in corso più promettenti citiamo per esempio quella per mettere a punto varietà di frumento resistenti all’oidio, frumento duro a basso contenuto di glutine, pomodoro tollerante terreni moderatamente salini, riso resistente al brusone, riso tollerante periodi prolungati di sommersione totale, modifica del fotoperiodo del riso; in generale diversi studi sono in corso per lavorare sulla resistenza a insetti e funghi, e sulla tolleranza ala siccità.

Confagricoltura si è sempre affidata alla scienza e ha sempre chiesto libertà di ricerca e di sperimentazione in campo.

E soprattutto chiede libertà di impresa, perché lasciare le aziende agricole libere di scegliere gli strumenti per stare sul mercato è il modo migliore per garantirne la vitalità.

(Contributo a cura della dr.ssa Deborah Piovan)