Siccità, Confagricoltura Bologna stima i danni alle colture fino ai 1.500 euro per ettaro

Siccità, Confagricoltura Bologna stima i danni alle colture estensive e orticole: dai 600 ai 1.500 euro per ettaro soprattutto a sud della trasversale di pianura, nelle zone collinari e montane, compreso tutto l’Imolese

Garagnani: «Basta parlare. Il clima è cambiato e l’agricoltura non può reggerne il costo»

Raccolto compromesso nelle campagne bolognesi. Meno mais, barbabietola, sorgo, cece, erba medica, pomodori e patate. Meno frutta e si teme pure per il prossimo raccolto di mele. Meno latte vaccino dovuto agli animali che sono, anche loro, sotto stress. La siccità e le ondate di calore hanno presentato il conto. Confagricoltura Bologna stima danni alle colture estensive ed orticole a semina primaverile che vanno dai 600 ai 1.500 euro per ettaro, soprattutto a sud della trasversale di pianura, nelle zone collinari e montane, compreso tutto l’Imolese. Critico ma, per ora, non ancora compromesso il bilancio a nord della trasversale grazie ai temporali, seppur sporadici, di buona intensità di pioggia nei mesi di maggio e giugno.

«In particolare – spiega il presidente Guglielmo Garagnani – le rese di barbabietola si fermano a 200-300 quintali per ettaro, il che significa una produzione di saccarosio inferiore alle 6 ton/ha e un danno intorno ai 1.000-1.500 euro/ha; la produzione di mais trinciato per biogas non va oltre i 300-350 q/ha, tra l’altro con scarsa qualità metanigena, quindi il danno si aggira sui 650-750 euro/ha. Il sorgo da granella sta producendo solo dai 35 ai 50 q/ha, cioè una decurtazione della rendita di oltre 850 euro/ha; il mais da granella, invece, 30-35 q/ha ossia una perdita di più di 450 euro/ha».

La fotografia del disastro agricolo, prosegue il presidente di Confagricoltura Bologna, «include le coltivazioni di erba medica: il quarto taglio è pressoché nullo e il terzo ridotto del 30%; il raccolto di cece è ai minimi: 10-12 q/ha; le patate registrano una percentuale di scarto del 40%; i pomodori sobbollono e pure le mucche hanno ridotto del 20% la produzione di latte. Al ribasso, inoltre, le rese delle uve bianche Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot e Pignoletto (- 20%) e delle uve rosse Barbera, Merlot e Cabernet (- 10-15%)».

«Le aziende della prima pianura e collina bolognese e imolese rischiano di fallire. Bene incentivare la creazione di nuovi invasi e la ricerca di nuove fonti d’acqua ma, qui – dichiara il presidente di Confagricoltura Bologna – la situazione sta peggiorando di giorno in giorno. Occorre un repentino cambio di passo: investire nell’agricoltura di precisione e nel miglioramento genetico, e quindi nella ricerca di nuove varietà che richiedano minor apporto idrico e alta tolleranza alle ondate di calore oltre ad implementare un adeguato sistema assicurativo. L’unica soluzione? Forse – conclude Garagnani – bisogna rivoluzionare le tradizioni agricole della nostra provincia e andare verso la viticoltura sopra i 700 metri d’altitudine, persino eliminare le semine primaverili lasciando così i terreni incolti».

 

 

 

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