Giù del 50% il fatturato degli agriturismi emiliano-romagnoli nel 2020 con cali fino al 90% per le strutture delle zone montane

Le aziende agrituristiche dell’Emilia-Romagna hanno chiuso il 2020 con una contrazione media di fatturato oltre il 50%.

Il colpo più pesante lo registrano le strutture ubicate in zone montane (- 90%) spesso frequentate da visitatori provenienti da fuori regione o dall’estero, mentre quelle vicine ai centri abitati (- 35%) sono state beneficiate dal business travel seppur limitato.

Traccia il bilancio economico Gianpietro Bisagni, imprenditore agrituristico e presidente regionale di Agriturist, gli agriturismi associati a Confagricoltura: «Le strutture hanno perso mediamente 70.000 euro di fatturato annuo. E non è andata bene neppure nei primi mesi del 2021. La zona gialla si è rivelata infatti una magra consolazione perché vige comunque la serrata alle 18 e gli agriturismi che somministrano pasti in regione – circa 860 aziende su un totale di 1200 – lavorano soprattutto la sera. Di fatto siamo sempre chiusi 6 giorni su 7 anche con la zona gialla».

Così Augusto Congionti, presidente nazionale Agriturist: «La priorità è rimettere subito in moto il settore agrituristico. Ora dobbiamo voltare pagina puntando su un piano strutturale di ripresa e rilancio, che tenga conto e promuova le peculiarità uniche della nostra offerta, in linea con la transizione verde. Questa lunghissima stagione del Covid ad oggi ha registrato oltre milleduecento milioni di danni, senza contare le perdite sulle vendite dirette».

In tutta la Penisola il crollo di business è arrivato anche al 100% per chi organizza eventi e nelle fattorie didattiche. «Siamo ad una fase cruciale – continua Congionti -, occorre riuscire a dare fiato alle attività con indennizzi veloci e immediatamente fruibili, rateizzazioni, riduzione di oneri e semplificazione, ma contemporaneamente programmare azioni specifiche di comunicazione e promozione dell’agriturismo».

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