Biologico, Parisini: “Bene la produzione di cereali bio in Emilia-Romagna. Prezzi soddisfacenti del grano duro e del farro”

«Si confermano rese produttive da record e qualità per i cereali biologici nella campagna emiliano-romagnola 2020 (anche 60 quintali a ettaro per il grano duro e proteine intorno al 14%), se non fosse per le devastazioni dei cinghiali che in taluni casi hanno ridotto all’osso il raccolto con perdite fino all’80%». È il commento di Paolo Parisini, presidente nazionale e regionale del Biologico di Confagricoltura, che precisa: «sia per l’areale prevalentemente collinare di queste colture che per le varietà impiegate (non tra le più precoci), la trebbiatura si è chiusa tardivamente e quindi i cereali bio sono stati gli ultimi ad essere raccolti nonché facile preda per grossi branchi di animali».

Buona anche la risposta dei mercati. «Le quotazioni della Borsa merci della CCIAA di Bologna sono soddisfacenti, in particolare – osserva Parisini – per il grano duro (380 euro a tonnellata) e per il farro (400 euro a tonnellata), ma non per l’orzo a uso zootecnico (180-190 euro a tonnellata)».

Inoltre, per la prima volta in Italia, a partire dal 23 luglio, la Granaria del capoluogo emiliano ha iniziato a quotare anche i foraggi biologici e la prossima settimana verranno rilevati i prezzi dei ceci (oltre 600 euro a tonnellata secondo le previsioni) e dell’orzo ad uso alimentare (ci si attende di doppiare il prezzo di quello a uso zootecnico).

«Gli agricoltori biologici hanno superato le difficoltà agronomiche grazie a una continua innovazione nella meccanizzazione, però manca ancora una vera programmazione ossia: cosa e quanto produrre e la consapevolezza che fare filiera conviene», sottolinea il presidente del Biologico di Confagricoltura.

Attenzione infine all’inesistente equilibrio, in collina, tra superfici agricole e animali selvatici, cinghiali in primis. «Il fenomeno è inarrestabile per via delle razzie nelle coltivazioni e del progressivo deterioramento del cotico erboso (prati anche secolari e boschi), fino alla scomparsa di numerosissime essenze selvatiche (le orchidee selvatiche sono ormai un ricordo), con un danno incalcolabile all’ecosistema e al mantenimento della biodiversità».

 

Ultima modifica:

I commenti sono chiusi.