Crisi del vino, Confagricoltura ER: “Chiediamo contributi per la riduzione volontaria delle produzioni, autorizzazione alla distillazione volontaria e credito d’imposta per le cantine aziendali”

Con la chiusura di ristoranti e bar, lo stop ad alberghi e agriturismi e il mercato estero in frenata, il settore vitivinicolo dell’Emilia-Romagna deve trovare una via d’uscita per fronteggiare la crisi innescata dal Covid.

«I nostri produttori vitivinicoli si aspettano tre risposte immediate dalle Istituzioni, chiediamo – dichiara il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini – un contributo per la riduzione volontaria delle produzioni di vini Dop e Igp e l’autorizzazione alla distillazione volontaria delle scorte di vino, per la quale servono anche risorse aggiuntive in grado di garantire all’agricoltore un reddito certo e prezzi soddisfacenti. Inoltre, ci attendiamo che sia concesso il credito d’imposta alle cantine aziendali, quelle più colpite dal lockdown del canale Ho.re.Ca».

È questa la ricetta individuata dall’organizzazione agricola regionale per salvare un patrimonio di oltre 50.000 ettari di superficie vitata (il 71% in pianura, il 24% in collina e il 5% nelle zone montane); una produzione annua vicina ai 6.800.000 ettolitri di vino di cui il 16,5% Dop e il 26,5% Igp.

L’analisi di Confagricoltura Emilia Romagna evidenzia inoltre preoccupanti criticità per gli imprenditori di vino della cosiddetta fascia alta, che sono riusciti a conquistare importanti quote di mercato puntando su una qualità crescente grazie ad un elevato grado di specializzazione aziendale e ad investimenti effettuati nel tempo in vigna e cantina. Sono loro che adesso si trovano a fronteggiare una crisi di mercato senza precedenti che sta registrando forti flessioni commerciali proprio verso i paesi di destinazione a maggior valore: Stati Uniti, Russia, Giappone e Cina.

«C’è una via veloce e percorribile anche per rafforzare la promozione di vino sui mercati esteri – conclude il presidente Bonvicini – ossia: consentire ai produttori/esportatori l’accesso ai fondi regionali stanziati per il rilancio dell’immagine turistica dell’Emilia-Romagna attraverso una nuova identità territoriale che per sua natura non può prescindere dal binomio cibo-vino».

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