Prezzo del pomodoro 2020, Confagri ER:” Accordo penalizzante e rischioso per la parte agricola. Invitiamo i produttori alla prudenza nel calcolo delle superfici da dedicare alla coltura”

«L’accordo non ci soddisfa, è penalizzante e rischioso per la parte agricola, con un prezzo di riferimento inadeguato rispetto agli standard di qualità richiesti». Dice no senza esitazioni Giovanni Lambertini, presidente della sezione pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna perché «le nostre richieste sono rimaste inascoltate e il patto siglato non garantisce una reale valutazione della qualità del prodotto». La trattativa, tra Op e Industria, sul prezzo del pomodoro per la campagna Nord Italia 2020 si è chiusa ieri sera a 87 euro la tonnellata, in leggero aumento rispetto agli 86 euro dell’anno precedente, «ma il quantitativo di pomodoro contrattato è eccessivo», precisa Lambertini ricordando le istanze formulate lo scorso dicembre dall’organizzazione degli imprenditori agricoli per dare valore al prodotto lungo la filiera, ossia: centrare la programmazione 2020 per garantire una congrua remunerazione ai produttori ed evitare di sottoscrivere quantitativi di prodotto contrattato superiori alla reale capacità di trasformazione delle industrie del Nord, come è successo nella campagna 2019.

«Inoltre è stata completamente disattesa la richiesta relativa alle certificazioni, in quanto i produttori non possono più accollarsi gli oneri di fornire crescenti garanzie relative a un prodotto che già rappresenta il top di gamma a livello globale. Non solo. Avevamo anche rivendicato l’esigenza di indicare nella tabella qualitativa base cento il grado brix 4.80, che corrisponde al dato medio calcolato sullo storico del territorio, invece è stato pattuito solo un leggero spostamento da 4.95 a 4.90 gradi brix», aggiunge il presidente dei produttori di pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna.

Lambertini mette in guardia gli agricoltori e «invita alla prudenza nel calcolo delle superfici da dedicare alla coltura al fine di tutelare la redditività aziendale, visto che nella fase precontrattuale non tutti hanno rispettato gli impegni presi»; ricorda infine la cessazione d’attività della Columbus, nota industria parmense di trasformazione del pomodoro, in grado di lavorare oltre un milione di quintali di prodotto. E altre realtà potrebbero presto chiudere i battenti. Tali quantitativi verrebbero quindi assorbiti da altre aziende, con prevedibili ritardi nella raccolta. Il rischio ricadrebbe in toto sulla parte agricola, rendendo incerto il periodo di consegna e costringendo l’agricoltore a lasciare il prodotto nei campi per un periodo talmente prolungato da provocare inevitabili danni qualitativi sui frutti.

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