Polemica sul Piano faunistico, Confagricoltura Emilia Romagna: «Qualcuno ha perso una buona occasione per stare zitto»

«Qualcuno ha perso una buona occasione per stare zitto» dice chiaro la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi, inserendosi nella polemica innescata da un’associazione di categoria dell’Emilia-Romagna, alla quale ha fatto seguito la pronta e garbata replica dell’Assessorato all’Agricoltura regionale.

Il motivo scatenante: la mancata approvazione dell’atteso Piano faunistico venatorio regionale e l’avvio della stagione di caccia (di fatto partita ieri).

«Primo – prosegue Bergamaschi – non c‘è connessione tra l’apertura della caccia e l’approvazione del Piano faunistico venatorio regionale, che peraltro è in dirittura d’arrivo nel suo percorso di approvazione definitiva. Ma soprattutto – si chiede la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – da che pulpito viene la predica? Pare, infatti, che l’associazione artefice della pretestuosa polemica non abbia mai presentato osservazioni al Piano. Sembra, inoltre, che i rappresentanti di tale organizzazione non abbiano neppure sollevato obiezioni nel corso dell’ultima udienza conoscitiva della Commissione, convocata dalla Regione a inizio settembre».

L’auspicio di Confagricoltura Emilia Romagna è che si arrivi in tempi stretti all’approvazione del Piano, per poi procedere con urgenza all’adeguamento degli altri strumenti normativi regionali, in particolare il Regolamento regionale n. 1/2008, detto Regolamento Ungulati, e la Legge regionale n.8 e successive modifiche.

«L’aumento del numero di cinghiali su tutto il territorio, in zone appenniniche e pianura, è stato al centro dell’ampio dibattito durato due anni e – conclude Bergamaschi – continua a essere un problema prioritario sia per le aziende associate che per la sicurezza dei cittadini, soprattutto ora che la Commissione europea ha confermato due casi di peste suina africana in Belgio e proprio il cinghiale risulta essere un potenziale vettore di questa malattia. Ci attendiamo che il Piano garantisca la massima attenzione agli agricoltori e che la Regione svolga il suo ruolo istituzionale di controllo e verifica sull’applicazione del Piano da parte di tutti gli attori coinvolti, dai Servizi territoriali regionali (Stacp) agli Ambiti territoriali di caccia (Atc) fino alla polizia provinciale».

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