Agrinsieme Emilia-Romagna sul budget per la Pac post 2020

 

La complessità della definizione del bilancio comunitario post 2020 è un dato innegabile, ma la proposta della Commissione non sembra all’altezza delle molteplici sfide cui l’Unione Europea è chiamata. Certamente è rilevabile un miglioramento rispetto alle ipotesi di lavoro dei mesi scorsi, restano però ancora da approfondire i reali impatti dei tagli sulle diverse politiche presenti.

 

Un giudizio più approfondito sul reale impatto potrà essere dato solo a seguito della pubblicazione delle proposte di regolamento per il funzionamento dei singoli fondi agricoli, annunciata per le prossime settimane: siamo però particolarmente preoccupati, come anticipano alcune simulazioni, dell’impatto previsto sui fondi dedicati allo sviluppo rurale, perché rappresenta per noi un momento di sintesi efficace tra gli obbiettivi della politica europea e le necessità delle comunità locali.

Per Agrinsieme Emilia Romagna, non bisogna cedere all’idea che il settore agroalimentare torni in secondo piano nella visone europea di crescita e sviluppo sostenibile, nel momento in cui in Europa torna la ripresa economica: a maggior ragione, in considerazione dei rischi di neo protezionismo che arrivano dall’altra sponda dell’Atlantico. I lunghi anni della crisi economica hanno visto l’agricoltura ed il settore agroalimentare reggere l’impatto e realizzare importanti performances anche grazie alle Politiche Agricole e di Coesione. Questo patrimonio non solo non deve andare disperso, ma deve essere valorizzato adeguatamente nelle importantissime realizzazioni dei programmi di riconversione di territorio europeo verso le coltivazioni biologiche, integrate a tutela della bio diversità.

Occorre essere chiari e trasparenti con i cittadini europei: la somma di meno fondi agricoli e più protezionismo significano una borsa della spesa più cara e meno sostenibile dal punto di vista ambientale.

Questa battaglia deve vedere protagonista il nuovo Governo italiano che nella fase del negoziato tra Consiglio e Parlamento Europeo dovrà far sentire il peso di un’agricoltura ad alto valore aggiunto e di qualità chiedendo un rafforzamento della dotazione di bilancio in funzione dello sviluppo del futuro e non delle rendite del passato.

Una chiave di lettura fondamentale per la progettazione della PAC del futuro sarà la politica relativa alle filiere sostenibili e di qualità in modo da limitare l’impatto dell’eventuale riduzione sulla singola impresa.

In questo senso la PAC deve saper individuare specifiche linee d’intervento a favore delle DOP e delle IGP che sono elementi di valorizzazione dei territori e delle filiere produttive di alta qualità.

In questo difficile contesto di incertezza sulle risorse sulla programmazione 2021-2027 invitiamo il nuovo governo ad attivarsi subito per individuare un meccanismo per poter utilizzare tutti i fondi dell’attuale programmazione comunitaria che come al solito registra numerosi ritardi di spesa, sia a livello centrale che in alcune regioni. Su questo argomento sosteniamo tutte le sollecitazioni che permettono di attivare dei percorsi che vadano a premiare le realtà territoriali efficienti ed efficaci nella allocazione delle risorse e rafforzino nel contempo la posizione negoziale dell’Italia al tavolo di Bruxelles. Per ora, solo dall’Assessore all’Agricoltura Simona Caselli e dal Presidente Stefano Bonaccini abbiamo sentito prese di posizione in questo senso.

Auspichiamo che altri esponenti politici regionali, che in sede nazionale sosterranno la nuova maggioranza, possano condurre efficacemente questa battaglia che permetterebbe ad alcune regioni virtuose, tra queste l’Emilia – Romagna, Lombardia e Veneto, di dare risposte più efficaci e di prospettiva al proprio sistema agroalimentare.

 

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