Gli allevamenti non sono l’Ilva di Taranto, in arrivo la normativa regionale sull’uso dei reflui

«Gli allevamenti non sono l’Ilva di Taranto: stop alle demonizzazioni soprattutto ora che è in via di definizione la nuova normativa regionale sull’utilizzo agronomico dei reflui zootecnici, frutto di un lungo percorso di confronto istituzionale». Confagricoltura Emilia-Romagna dice basta alla caccia alle streghe: gli allevatori non possono essere i capri espiatori di un mondo inquinato. Lo dimostrano anche gli studi scientifici che attribuiscono ad agricoltura e zootecnia una responsabilità pari al 7% delle emissioni complessive.

Eppure c’è ancora chi non perde occasione per puntare il dito contro gli allevamenti e chiede che siano “sottoposti ad una valutazione di impatto ambientale”; valutazione alla quale peraltro devono già sottostare e che riguarda tutti i tipi di emissioni.

«Siamo sorpresi e amareggiati dalle richieste e dalle affermazioni del gruppo assembleare del M5 stelle nei palazzi della Regione Emilia-Romagna. Da sempre la concimazione organica è considerata il metodo più naturale ed ecosostenibile di arricchimento del suolo, alternativo tra l’altro alla concimazione chimica» dichiara Confagricoltura Emilia-Romagna. In più, l’utilizzo razionale dei liquami zootecnici rappresenta una garanzia per migliorare nel tempo la fertilità dei terreni troppo spesso compromessa dall’uso massiccio di concimi chimici. Oltretutto la concimazione organica è regolata da specifiche normative, soprattutto regionali, che ne garantiscono sia la corretta gestione in termini di sicurezza e di impatto ambientale, sia la valorizzazione nell’impiego agronomico.

Simili dichiarazioni stonano perché mettono sotto accusa in maniera sistematica e generalizzata un comparto produttivo, quale quello zootecnico, che negli ultimi anni, malgrado le difficoltà economiche, si è profondamente ristrutturato, investendo ingenti risorse per adeguarsi alle normative ambientali, igienico sanitarie e del benessere animale.

«Proseguire con questo atteggiamento punitivo – insiste Confagricoltura Emilia-Romagna – non otterrà altro obiettivo che far chiudere le residue aziende zootecniche presenti sul nostro territorio».  A tal proposito i numeri evidenziati nei comunicati non trovano alcun riscontro nella realtà e risultano fuorvianti per il lettore.

«Auspichiamo pertanto – prosegue l’organizzazione degli imprenditori agricoli – che i componenti dell’Assemblea legislativa sappiano riconoscere quanto di positivo si sia già fatto e si stia ancora realizzando negli allevamenti, e riconoscano al settore zootecnico il giusto valore sia per l’importanza che esso ricopre in Emilia-Romagna sul piano economico e occupazionale, sia per il ruolo strategico nella produzione delle eccellenze agroalimentari più invidiate e richieste nel mondo. E soprattutto perché proprio queste imprese, con la loro attività, presidiano il territorio dando ossigeno e nuova linfa».

Infine, conclude Confagricoltura Emilia-Romagna, «pensiamo sia il momento di bloccare le campagne demagogiche e populiste che stravolgono la figura dell’allevatore falsandone anima e metodi; e che in maniera ancora più subdola mettono in cattiva luce i prodotti di origine animale».

 

 

Ultima modifica:

I commenti sono chiusi.